
20 agosto 1999, Mugello, il circuito di casa della Ferrari. A 40 giorni dall’incidente di Silverstone, i medici danno a Schumacher il via libera a tornare al volante: il giorno prima era arrivato l’“ok” e l’obbligo di superare anche il test FIA dei 5 secondi per l’uscita dall’abitacolo. Sessione a porte chiuse, atmosfera sospesa: Michael zoppica ancora, ma la determinazione è intatta.
In pista il tedesco parte cauto, poi alza il ritmo: 65 giri complessivi, con una serie di run brevi e un long‑run da 20 giri. Miglior crono 1:28.379, appena meglio di Irvine (1:28.648). Confessa però un fastidio alla gamba destra “sui dossi”, ma non sembra incidere sulla prestazione: la velocità c’è già.
È un bivio della stagione Ferrari: rientrare subito a Spa o aspettare? Dopo ulteriori controlli, qualche giorno dopo la Scuderia conferma Mika Salo in Belgio e rinvia il rientro di Michael. Una scelta difficile ma responsabile in un Mondiale ancora apertissimo, con Irvine in lotta per il titolo.
Quel test, però, racconta tutto del personaggio: la sua leadership e la sua dedizione totale. Due mesi più tardi, a Sepang, rientra davvero: pole con 0″947 su Irvine e regia perfetta in gara per proteggerlo nella lotta iridata. Alcuni credono ancora che Schumacher non volesse vedere vincere Irvine con la Ferrari prima di lui, ma quel test e il GP a Sepang raccontano un’altra storia