1987

Auguri a Nico Hulkenberg

Nico Hülkenberg compie gli anni, un pilota che ha spesso pagato il prezzo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma che ha sempre mostrato una qualità rara: la velocità pura, soprattutto in qualifica, dove in carriera ha costantemente battuto i suoi compagni di squadra (tranne quest’anno a dire il vero).

Per anni il suo nome è stato legato a un primato amaro: il record di GP disputati senza podio. Un’attesa infinita, durata ben 239 gare, interrotta solo quest’anno al GP di Gran Bretagna 2025, dove ha finalmente centrato il suo primo podio, trasformando quella che era diventata un’etichetta ingombrante in una liberazione.

Un podio che ha persino messo in ombra la doppietta casalinga della McLaren e che ha coinvolto tutti i team nei festeggiamenti, così come trasversalmente tutti i tifosi: l’enorme comunità di fan su Reddit, nella storica sub /r/formula1, ha dedicato a Hülkenberg oltre un mese di celebrazioni, trasformandolo nel tema principale della piattaforma. Un riconoscimento spontaneo che dimostra quanto Nico sia amato nonostante le poche soddisfazioni raccolte in pista.

Oggi Hülkenberg è molto più che un veterano di talento: è una pedina fondamentale del progetto Audi-Sauber 2026, dove esperienza del pilota e affidabilità del marchio si uniscono a una rivoluzione regolamentare che potrebbe riscrivere le gerarchie. Audi rappresenta serietà, metodo e risorse: tutto ciò che “Hulk” ha sempre meritato e che ora, forse, può davvero cambiare la sua storia in Formula 1.


 

2001

Auguri a Nico Hulkenberg - GP Ungheria 2001: Schumacher quattro volte campione

Il 19 agosto 2001 l’Hungaroring fu lo scenario di una giornata che in tanti ricordano ancora: Michael Schumacher tagliò il traguardo davanti a tutti, mettendo il sigillo sul suo quarto titolo mondiale con quattro gare d’anticipo, il secondo con la Rossa.

“Ingiocabili” è un termine che abbiamo sentito spesso ultimamente ma la sua consacrazione ha un riferimento sicuramente più appropriato.

La Ferrari F2001 non era soltanto la macchina da battere: era il simbolo di una stagione in cui la concorrenza faticava persino a immaginare una via per avvicinarsi. Partito dalla pole, Schumi controllò ogni fase della corsa, senza forzare oltre il necessario, ma con la consapevolezza di avere in mano il destino del campionato.

Era tanta la superiorità del mezzo e del pilota che quel giorno non ci fu un’esplosione di gioia sfrenata, ma un traguardo quasi silenzioso: il 51° successo in carriera, che lo portava a eguagliare Alain Prost, e la conferma che la Ferrari stava entrando in un’era in cui la vittoria era più una regola che un’eccezione.

Per gli avversari fu un colpo duro: la dimostrazione che a Maranello avevano realizzato un meccanismo perfettamente bilanciato tra uomo, team e vettura, capace di trasformare ogni gran premio in un conto alla rovescia verso l’inevitabile.




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