1982

GP Germania 1987: incidente Pironi

Se sei un pilota di Formula 1 negli anni 70/80 hai deciso di essere un cavaliere del rischio, di danzare con la morte, e di concedere più di un ballo al destino.

E a volte, il destino si presenta nella forma di una improvvisa nuvola carica d’acqua, di una scia d’acqua mal interpretata, e può prendere le sembianze di un’altra monoposto, lì davanti, vista all’ultimo momento mentre corri a 280 km/h . E può cambiare tutto.

7 agosto 1982, Hockenheimring. Didier Pironi è in testa al mondiale, ancora scosso per le accuse ricevute dal compagno di squadra Gilles Villeneuve ad Imola e dalla successiva tragedia in Belgio, ma adesso è lui l’uomo da battere, il leader designato della Ferrari. Quella stagione può consacrarlo Campione del Mondo, ma in un turno di qualifiche bagnato e insidioso, succede l’impensabile.

Pironi, nel pieno della sua velocità, segue da vicino la Williams di Derek Daly dietro una nuvola d’acqua. Il pilota irlandese si sposta a bordo pista per evitare la Renault di Alain Prost che procede lentamente, Didier pensa che voglia lasciargli strada e accelera, ma si ritrova davanti la Renault. Non la vede fino all’ultimo: pioggia, spray, gomme da asciutto su pista bagnata. La Ferrari 126 C2 decolla letteralmente. L’impatto è devastante.

Le ferite alle gambe sono gravissime. Nelson Piquet che corre sul punto dell’incidente per tentare di prestare soccorso ha un malore vedendo la scena. Pironi sopravvive, ma non tornerà mai più in Formula 1.

Quell’incidente ad Hockenheim fu un punto di svolta. Per la Ferrari, che perse il suo secondo pilota in pochi mesi. Per il campionato, che sarà poi vinto da Keke Rosberg con una sola vittoria stagionale. E per Pironi, che dopo anni di riabilitazione tentò un ritorno alle corse, ma lontano dai circuiti che contano.

Morirà sei anni dopo in mare, in un’altra sfida, quella dell’offshore. Ma il suo nome resta legato a quel giorno d’agosto, quando tutto sembrava finalmente possibile, e invece si spezzò in un attimo.


 

1966

GP Germania 1987: incidente Pironi

GP Germania - Quando F1 e F2 corsero tragicamente insieme

Ci sono date che raccontano la Formula 1 in tutta la sua stranezza. Il 7 agosto 1966 è una di quelle. Un esperimento che si trasformò in tragedia tra gli alberi del Nordschleife.

Quel giorno, per rimpolpare la griglia del Gran Premio di Germania, la FIA autorizzò di far correre insieme vetture di F1 insieme ad alcune di F2, fuori classifica. Una soluzione singolare, mai più ripetuta a quei livelli: due categorie così distanti a confronto diretto, sul circuito più difficile del mondo, in una gara unica e pericolosa.

Tra i nomi della F2, spiccava Jacky Ickx, giovane promessa belga al volante di una Matra. Tra le F1, c’era invece John Taylor, pilota britannico con poca esperienza nella massima serie ma tanta voglia di dimostrare il proprio valore sulla Brabham BT11.

La corsa – vinta da Jack Brabham, in una stagione che lo avrebbe visto campione del mondo con la sua stessa vettura – fu macchiata da un grave incidente al primo giro, all’altezza di Quiddelbacher-Höhe. Proprio lì, la Brabham di Taylor venne a contatto con la Matra di Ickx. L’impatto scatenò un violento incendio: Taylor, gravemente ustionato, riuscì a uscire dalla monoposto ma le ferite riportate si riveleranno fatali. Morirà il 8 settembre 1966, dopo un mese di agonia.

Ickx ne uscì illeso, ma quell’episodio – benché non determinante per la sua carriera – resterà un’ombra mai cancellata nei racconti degli appassionati più attenti.

Il GP del 1966 rappresenta uno di quei momenti in cui la F1 mostrava ancora il suo volto più crudo: regole elastiche, pericoli estremi, incidenti spesso evitabili. Ma è anche un punto di svolta silenzioso, che contribuì – nel tempo – a rendere sempre più netti i confini tra le categorie, e sempre più urgente il tema della sicurezza.




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