Vettel: «Mi chiedo se sia ancora il caso di correre in F1»

Sebastian Vettel da ormai diversi anni ha scelto di utilizzare la sua grande visibilità per mettere in evidenza, denunciare, e sensibilizzare l'opinione pubblica su molte tematiche, emergendo come portavoce importante all'interno del motorsport per quanto riguarda i problemi climatici che il mondo deve affrontare, oltre ad altre importanti questioni sociali e politiche come i diritti LGBTQ+ e la guerra in corso in Ucraina.

Il quattro volte campione del mondo di F1 è intervenuto giovedì sera al programma televisivo britannico Question Time per discutere di una serie di questioni politiche e globali attuali, ponendo l'accento sulla crisi energetica.

Nel corso della trasmissione, Vettel ha sottolineato l'importanza di non dipendere da un'unica fonte di energia, citando la dipendenza della Germania dall'energia russa e la situazione in cui si trova il suo Paese dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia a febbraio.


Quando il conduttore dello show ha fatto notare a Vettel che guidava in uno sport "che consuma carburante", il pubblico ha riso.

Seb è in un momento delicato della sua carriera e più volte ha messo in dubbio il suo futuro. Alla domanda se gareggiare in F1 lo rendesse ipocrita parlando della necessità di risparmiare energia, Vettel ha risposto: "È così, e hai ragione quando ridi, perché ci sono domande che mi pongo ogni giorno. Non sono un santo. Sono molto preoccupato quando si parla di futuro, quando si parla di energia, di dipendenza energetica e di dove andremo in futuro. Ci sono cose che sono sotto il mio controllo e altre no. È la mia passione guidare un'auto e amo farlo. E ogni volta che salgo in macchina, mi piace. Quando scendo dall'auto, ovviamente penso anche: è una cosa che dovremmo fare? Viaggiare per il mondo, sprecando risorse?" 

Per recarsi in trasmissione Vettel ha utilizzato un normale treno locale, come è possibile notare dalle tante immagini apparse sui social network.

"Ci sono molte domande che mi pongo. Ci sono molte cose che faccio perché sento di poterle fare meglio. Se ho bisogno di prendere un aereo ogni volta? No, non quando posso prendere la macchina. Ci sono cose che ho sotto il mio controllo e cose che sono fuori dal mio controllo".

Il Vettel "politico"

Vettel è stato poi affiancato dal deputato conservatore e procuratore generale Suella Braverman, dal deputato laburista Shabana Mahmood, dall'economista Miatta Fahnbulleh e dal comico Geoff Norcott.

Il quintetto ha risposto alle domande del pubblico su una serie di argomenti, tra cui la crisi del costo della vita, il protocollo dell'Irlanda del Nord associato all'accordo Brexit, la candidatura della Finlandia alla NATO e lo scandalo "Partygate" che ha travolto il primo ministro britannico Boris Johnson.

Vettel ha sottolineato come la crisi umanitaria in Ucraina sia una questione fondamentale che le nazioni devono affrontare, oltre a sostenere che il governo britannico deve affrontare le conseguenze dell'aver spinto per finalizzare l'accordo sulla Brexit.

Riguardo al Partygate e alla violazione della legge da parte di Johnson durante il blocco, Vettel ha detto: "Penso che quando si è in quella posizione, ci sono certe cose che non si possono fare. Alla fine, è il primo ministro che ha fatto la legge e poi la infrange. Penso solo che se io fossi un padre di tre bambini e cercassi di spiegare loro qualcosa che ritengo molto importante su come comportarsi, e facessi l'esatto contrario, cosa pensate che ne farebbero? Sono la persona meno credibile di fronte a loro. Tutti commettiamo errori, siamo tutti umani. Ma ci sono cose che, secondo me, non si possono fare in un ufficio o in un lavoro".

Articolo originale su motorsport.com


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