Gp Turchia - Gara

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Per un errore così c’è solo da mangiarsi le mani. Sarà stata questa, comprensibilmente, la reazione avuta in casa Red Bull dopo l’evitabile (?) scontro tra Sebastian Vettel e Mark Webber. Scontro che trasuda contrasto ed emozione, specie da parte del giovane tedesco. Dare colpa a qualcuno, in questo caso, significherebbe solo voler cercare a tutti i costi un colpevole. Si è trattato del momento chiave della gara odierna, a metà tra il normale incidente di gara e la tensione di chi lotta per arrivare davanti ai rivali. Un crash che come conseguenza ha avuto lo stop di Vettel e la perdita della leadership di Webber, comunque fortunato a poter concludere la gara e rimediare quindici preziosissimi punti, che valgono ancora la testa del mondiale. Se non fosse stato per questo contatto da brivido, Mark Webber avrebbe potuto con diverse probabilità festeggiare la terza, meritatissima, vittoria consecutiva. Un vero percorso da star, quello dell’australiano, ormai sbocciato senza più alcun dubbio nella sua completa maturità agonistica.


Ma la Red Bull non è più sola. Oggi la McLaren ha dimostrato di essere assolutamente all’altezza dei dominatori 2010, praticamente quasi alla pari con le monoposto di Newey. Un salto di qualità notevole, dovuto al buon adattamento delle vetture al tracciato e soprattutto agli aggiornamenti aerodinamici, che hanno permesso al team di lottare senza indugi per le prime posizioni. Sì, perché le prime quattro monoposto (appunto le Red Bull e le McLaren) hanno fatto una gara a sé. Dopo, solo in lontananza, sono comparsi gli altri. La Mercedes è stata la prima tra le outsider, con un buon quarto posto di Michael Schumacher, adesso un po’ più in forma rispetto ai primi e tanto criticati appuntamenti della stagione. Le Ferrari, a loro volta, hanno avuto un weekend davvero non facile: nella speranza di far funzionare al meglio il sistema F-Duct, probabilmente, si è persa concentrazione sulla prestazione in gara, stavolta molto lontana dai primi (mediamente un secondo più veloci del team rosso). Entrambi i piloti si sono trovati a lottare con le Renault, per poi chiudere in settima (Massa) e ottava (Alonso) piazza. Il sorpasso finale dello spagnolo su Petrov è stato una piccola consolazione. Lo spettacolo, però, con qualche guizzo ha saputo venir fuori ed emozionarci: molto bella la lotta tra Hamilton e Button, poco dopo aver preso le posizioni che le Red Bull si sono tolte da sole con il famoso contatto. Una lotta serrata che ha visto emergere Lewis Hamilton, pur essendo stati bravi e freddi entrambi gli alfieri McLaren. L’ordine del podio rispecchia vagamente la classifica generale, che vede Webber ancora in testa con 93 punti, seguito da Button con 88 e Hamilton con 84. Il vero salto la McLaren lo ha fatto nella classifica Costruttori, dove è leader con un vantaggio minimo sulla Red Bull. Tra due settimane ci sarà un’altra prova importante: il gran premio del Canada, sulla pista di Montreal dove non si è corso lo scorso anno. Nel 2007 il protagonista fu Hamilton, nel 2008 lo fu Robert Kubica. Di certo si tornerà su una pista classica, dove gli errori sono meno perdonabili e gli impianti frenanti vengono sottoposti a stress pazzeschi. L’affidabilità Red Bull è avvisata.

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