Gp Corea - Gara
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Una tempesta di flash. E’ questa una delle immagini più emblematiche che ricorderemo di questo primo appuntamento coreano con la Formula Uno. Ricorderemo anche, però, la veridicità incredibile delle previsioni (a dir poco profetiche) che Fernando Alonso ormai fa da un po’ di tempo a questa parte. Previsioni che non sanno affatto di presunzione, di arroganza, bensì di concentrata volontà. La volontà di perseguire il proprio scopo, di non mollare mai il proprio obiettivo, di trasformare le idee in realtà, le parole in fatti. Aveva previsto di dover finire a podio quante più gare possibile, di non lasciar mai andare gli avversari. Sapeva che probabilmente qualcuno in lotta per il titolo avrebbe avuto problemi. Sì, perché un errore di guida su pista allagata, per quanto possa sembrare banale e stupido, è l’unico vero sbaglio della stagione pressoché perfetta di Webber. Il reale problema è che questo sbaglio sia capitato proprio quando non doveva capitare. Stesso discorso, però senza responsabilità del pilota, per Sebastian Vettel: l’inarrestabile e solido motore Renault alla fine ha ceduto. Anche in questo caso nel momento meno indicato.


Condizioni, queste, che hanno consentito a Fernando Alonso di lanciarsi verso questo successo assolutamente inaspettato, che sembra lontano parente di quel successo altrettanto inatteso di Kimi Raikkonen nel penultimo appuntamento della stagione 2007. Lì, però, la situazione era paradossalmente ben più complicata, con margini di successo quasi disperati. Oggi, invece, la prima guida Ferrari ha un respiro decisamente meno corto, anche se ovviamente è molto presto per cantare vittoria. La magia della giornata ferrarista è stata ottenere quasi il massimo dei risultati possibili in ottica campionato: vincere quando entrambi gli avversari diretti per il titolo si ritirano è una cosa che non capita tutti i giorni… La sfortuna, però, stava per bussare anche alla porta di Fernando, che ai box aveva perso tempo per colpa di un capriccioso dado ruota che se n’era andato per i fatti suoi, dimenticando di avere un compito vitale per il prosieguo della gara della Ferrari numero 8. Un imprevisto che inizialmente gli era costato la posizione (guadagnata da Hamilton). Posizione poi subito ripresa quando Lewis è andato lungo al tornante e Fernando ha acciuffato quanto sottratto dalla sorte minuti prima.
La pioggia caduta su Yeongam, questa località semi-sconosciuta al mondo delle corse, nella lontana Corea del Sud, sembrava voler impedire uno spettacolo che poi ha trovato compimento. Dieci minuti di ritardo per l’intensa quantità d’acqua sul tracciato, poi la partenza dietro safety car e la bandiera rossa, per poi ripartire nuovamente dietro la vettura Fia (chissà cos’avrà pensato il pubblico locale, neofita di F1, nel vedere tutte quelle monoposto in fila dietro una vettura stradale…). Sorrisi larghissimi in Ferrari e veri e propri pianti in Red Bull, quindi. Alonso si conferma per l’ennesima volta grande, soprattutto per non aver commesso errori (come quello compiuto invece a Spa a fine agosto). Concentrazione, determinazione e volontà. Le doti che un campione deve avere. Era questo che la Ferrari chiedeva a Fernando; è questo che lui sta dando alla sua squadra. Tra due settimane il rush finale: prima Interlagos e poi Abu Dhabi. Stavolta, però, sono gli altri a dover inseguire Alonso…

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