Gp Australia - Gara

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Nonostante il risultato un po’ annunciato sull’esito della prima gara del 2011, questa stagione è ugualmente iniziata in maniera scoppiettante e con tante curiosità. Innanzitutto la presenza di ben cinque campioni del mondo in pista, per un totale di dodici titoli iridati. Poi le gomme Pirelli e le novità riguardanti il ritorno del Kers e l’uso dell’ala posteriore mobile (Drs). Si è partiti con molti dubbi e poche certezze, tra cui la più scontata e allarmante per gli avversari: la coppia Red Bull/Sebastian Vettel, vincitrice del 2010, un giovanissimo duo che ha sconfitto nomi come Ferrari, McLaren e Mercedes, aprendo nuovi capitoli della storia della F1 moderna…

Ed eccolo qui, di nuovo lui, di nuovo Sebastian, il mini-tedesco che il 14 novembre della passata stagione è diventato, tra le lacrime e l’emozione, il più giovane campione del mondo nella storia della categoria. E’ ancora lui la star, l’indiscusso e supremo leader che tutti dovranno battere anche quest’anno. Dal 2009 la Red Bull è esplosa e il genio di Adrian Newey ha continuato a creare monoposto straordinarie, con un’efficienza aerodinamica spaziale e una stabilità fuori dal comune. Anche Mark Webber, oggi, guidava una Red Bull. A questo punto, però, è chiarissimo che solo Vettel è stato in grado di (che fantasia!) mettere le ali. Dominatore assoluto nelle qualifiche, apparse da subito abbastanza travagliate per la Ferrari, ha poi condotto senza esitazioni una gara perfetta, in cui, a differenza dello scorso anno in Bahrain (dove quest’anno a sorpresa non si è corso per via dei disordini accaduti), non ci sono stati cedimenti a tradire la superiorità della vettura. Del resto lo dicevamo già dallo scorso anno: con un certo grado di affidabilità la Red Bull sarebbe diventata imprendibile per chiunque. Vedremo cosa succederà nei prossimi appuntamenti…
 


L’unico driver capace di tenere testa alla grandezza di Vettel è stato Lewis Hamilton. La McLaren, con un upgrade per quanto riguarda lo sviluppo della vettura, è riuscita a cancellare miracolosamente molte delle pecche che la monoposto aveva gravemente mostrato nei test collettivi. A ciò si è aggiunta la prodezza di Lewis (ennesima prova che il pilota può fare la differenza), il solo in grado di inseguire (mai a distanza ravvicinata) ma non di impensierire il campione in carica.
 

Mezza delusione in casa Ferrari, dove Fernando Alonso ha comunque chiuso con un importante quarto posto ai piedi del podio. La passata stagione ci ha insegnato bene che qualunque risultato utile per la classifica ha la sua estrema importanza, specie a stagione avanzata. A Maranello si gusta un sapore double-face, sia dolce che amaro. Dolce perché comunque la 150° (quante ridicole diatribe per il nome con la Ford…) si è dimostrata competitiva (molti i giri veloci in gara, specie nel finale, in cui Massa ha firmato il fastest lap). Amaro perché, chiaramente, si puntava molto sulla rivincita con questa monoposto. Ma Melbourne, si sa, non è stata spesso una pista amica della Ferrari.
Un’altra grande prestazione è stata dimostrata dalla Pirelli, all’esordio come fornitore unico di gomme dopo parecchi anni di assenza dalla massima categoria. Non ci sono stati i tanto temuti quattro stop in gara, però le coperture italiane hanno rappresentato il jolly per rianimare spettacolo ed esiti di gran premio incerti. Con un decadimento rapido delle morbide dopo un certo numero di giri, hanno permesso a diversi piloti di fare la differenza. In pochi hanno effettuato tre soste, tra cui Fernando Alonso (vale sempre la regola di dover usare sia morbide che dure almeno una volta nell’arco della gara). Tutti gli altri si sono fermati a due. E questo ha consentito a Petrov, incubo rinnovato di Fernando, di soffiargli il terzo posto e tre punti in più, con grande soddisfazione della Renault (pardon, Lotus-Renault) e della tifoseria del driver di origini russe.
 

Esordio straordinario per Sergio Perez, pilota nell’orbita Ferrari, che guida quest’anno la Sauber: insieme al compagno di team Kobayashi ha ottenuto un grande risultato per il team, piazzandosi in tandem (settima e ottava posizione rispettivamente) in zona punti. La noia, per adesso, sembra sconfitta. Il secondo appuntamento (che chiarirà ulteriormente valori in campo e scelte tecniche) sarà tra due settimane a Sepang.

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