Le strade tra Red Bull ed Helmut Marko si sono definitivamente divise. L’austriaco è sempre stato una figura di rilievo nel team, noto per il suo carattere irremovibile e testardo. Ultimamente, però, i problemi legati al dirigente hanno evidentemente superato i vantaggi, portando all’interruzione del rapporto.
In ogni caso, Helmut è stato fondamentale per il team, individuando talenti straordinari come Sebastian Vettel o Max Verstappen, o più di recente Isack Hadjar, che nel 2026 ricoprirà il ruolo di compagno di squadra del quattro volte campione del mondo olandese.
L’82enne ha lavorato per gran parte della propria vita, mostrando il proprio carattere davanti alle telecamere, spesso senza filtri. Proprio per questo motivo, sono in molti ad essere entusiasti dell’addio di Marko al paddock.
“Sai, quando ci trovavamo nell’era di Vettel ero solito andare ad intervistarlo quando vinceva. Magari prima facevo domande al capo del team o cose del genere”, ha raccontato Ted Kravitz, giornalista britannico di Sky Sports F1. “Andavo da Christian Horner e aspettavo che scendesse dal muretto dei box per un’intervista, come vuole il mio lavoro da reporter.”
“Helmut Marko si avvicinava sempre, dava un colpetto sulla schiena di Christian. Un paio di volte, prima che venissero a parlare con me, l’ho sentito dire ‘Vedo che la tua scimmia ammaestrata ti sta aspettando per l’intervista, quindi è meglio che tu vada’. Mi chiamava sempre in quel modo perché seguivo Horner con il microfono. Io rispondevo tipo ‘Ahah, bella questa Helmut’”.
“Gli stupidi commenti su Antonelli, quelli disgustosi su Perez, in cui attribuiva la sua mancanza di forma all’etnia. Era un pilota vecchia scuola, e quando Lambiase stava piangendo al muretto box due o tre giorni fa, chi è andato da lui a dirgli ‘Va tutto bene amico’? È stato Helmut”, ha continuato.
“C’è qualcosa, nel profondo di me, che è dispiaciuto di vedere il vecchio andarsene, qualcosa di molto piccolo. E me ne occuperò: lo prenderò. Lo metterò in una bustina e lo getterò nel cestino non appena finiremo questo podcast, perché credo che il suo tempo sia finito”, ha concluso.
In fin dei conti, l’82enne ha dato il proprio contributo allo sport, ed è arrivato il momento di fare le valigie senza guardarsi indietro: il suo modo di pensare “vecchio stile” non è più adatto alla Formula 1 moderna.
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