Sopravvivere a Max: il lato oscuro del box Red Bull
28/12/2025 09:30:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Essere il compagno di squadra di Max Verstappen è, da anni, uno dei lavori più difficili in Formula 1. Una sfida che logora, che consuma, che spesso trasforma giovani talenti in piloti smarriti. Lo sanno bene coloro che hanno condiviso il box con l’olandese, e tra questi c’è Pierre Gasly, che ancora oggi ricorda quel periodo come uno dei più duri della sua carriera. E mentre Red Bull continua a bruciare nomi uno dopo l’altro, le parole del francese – e quelle di Checo Pérez – tornano a risuonare con forza.

La macchina tritapiloti della Red Bull

Sopravvivere a Max: il lato oscuro del box Red Bull

Ogni stagione, Verstappen si ritrova accanto un volto nuovo. A parte Sergio Pérez, capace di resistere quattro anni, la lista dei compagni di squadra “consumati” dal tre volte campione del mondo è lunga. Nel 2025 è toccato prima a Liam Lawson, durato appena due gare (Australia e Cina), poi a Yuki Tsunoda, incapace di tenergli testa sia in qualifica sia in gara.

Il giapponese ha raccolto 30 punti complessivi, ma è apparso irriconoscibile rispetto al pilota visto in AlphaTauri: ora è stato retrocesso a collaudatore.

Il prossimo a provarci è Isack Hadjar, forse il miglior rookie del 2025, già capace di salire sul podio a Zandvoort. Ma c’è chi, osservandolo, non può fare a meno di ricordare cosa accadde nel 2019 a chi si trovò nella sua stessa posizione.

Gasly: “Un calvario senza sostegno”

Pierre Gasly non ha mai nascosto quanto quel primo semestre del 2019 lo abbia segnato. Dodici gare vissute come un peso, in un ambiente che non lo ha mai realmente protetto.

«Non mentirò, è stato triste», afferma durante un’intervista con F1.com.

«Nel 2019, il mio secondo anno in Formula 1, non ho ricevuto sostegno da nessuno, in una squadra molto grande che sostiene molto Max [Verstappen], e giustamente, perché tutto si basa sui risultati».

Il francese racconta anche le difficoltà tecniche e umane che lo hanno accompagnato in quei mesi:

«Ho dovuto iniziare con un ingegnere appena arrivato dalla Formula E senza esperienza in F1, quindi è stata una dinamica strana. Non mi hanno dato gli strumenti per dare il massimo e ho cercato di farmi strada a modo mio, perché volevo farlo. E alla fine sono qui per dare il massimo».

Un quadro che, a distanza di anni, continua a far riflettere su quanto sia complesso inserirsi in un team costruito attorno a un fuoriclasse assoluto.

Il sollievo amaro di Checo Pérez

Anche Sergio Pérez, l’unico ad aver resistito più a lungo accanto a Verstappen, ha ammesso quanto fosse difficile convivere con quell’ambiente.

«Non erano contenti nel team, ma nemmeno io lo sono perché ho capito che non potevo dimostrare il mio potenziale. Ho quasi provato sollievo», ha detto riguardo alla sua partenza alla fine del 2024.

Una scelta che, col senno di poi, appare controproducente: con le McLaren sempre più competitive, Checo avrebbe potuto offrire un supporto prezioso a Max nella lotta per il titolo.

Le parole di Gasly e Pérez non sono semplici ricordi: sono un monito per chiunque si appresti a entrare nel box Red Bull. Hadjar è il nuovo prescelto, ma la storia recente insegna che talento e velocità potrebbero non bastare.

Accanto a Verstappen, ogni debolezza viene amplificata, ogni incertezza diventa un macigno. E mentre la squadra continua a puntare tutto sul suo campione, il ruolo del compagno di squadra resta uno dei più complessi – e spesso ingrati – dell’intera Formula 1.

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