Il 2025 della Formula 1: una stagione sulle montagne russe
Dal dominio assoluto all’incertezza. Una stagione che ha smentito le promesse iniziali, ma ha ritrovato emozioni, storie e tensione proprio nel finale ricordandoci perché, ogni anno, restiamo a bordo di questa giostra

29/12/2025 13:00:00 Tempo di lettura: 5 minuti

Ogni anno la Formula 1 promette emozioni forti e la stagione 2025 non ha fatto eccezione. Anche se, per un lungo tratto prima della pausa estiva, sembrava che la giostra fosse rimasta bloccata in cima, in stallo.

La stagione aveva tutte le premesse giuste: l’ultimo anno di regolamenti è spesso quello della convergenza, dell’equilibrio, delle battaglie serrate. Ferrari si presentava carica, McLaren forte del titolo mondiale, Verstappen come sempre pronto a colpire, Mercedes desiderosa di tornare protagonista. Il carrello saliva lentamente mentre la prima bandiera a scacchi si avvicinava, accompagnato dall’attesa e dalle aspettative per un campionato che sembrava pronto a regalarci giri della morte ed emozioni continue.

Poi, improvvisamente, la giostra si è fermata. L’adrenalina si è appiattita fino quasi a scomparire.

A metà stagione il quadro era chiaro, fin troppo: una McLaren irraggiungibile, solida, dominante. Una macchina che sembrava poter vincere da sola. Dietro, il vuoto. Una Ferrari che non è mai davvero scattata dal via, una Red Bull confusa che ha costretto Verstappen a lottare più con la propria monoposto che con gli avversari in pista, una Mercedes incapace di trovare continuità. Il campionato che avrebbe dovuto essere il più combattuto degli ultimi anni si stava trasformando in una corsa solitaria. Un lungo rettilineo senza sorpassi. Come quando sali sulla montagna russa più bella, ma il giro non è quello che credevi e ti chiedi se ne sia valsa davvero la pena.

Poi, però, è arrivata la pausa estiva. Quell’incognita che ogni anno rappresenta un po’ il giro della morte: scombina le carte, mette tutti in subbuglio.

McLaren ha iniziato a mostrare crepe inattese: non tecniche, ma umane. Norris e Piastri hanno iniziato a pestarsi i piedi, togliendosi punti, fiducia e lucidità. Il vantaggio accumulato ha smesso di essere una certezza e la macchina migliore ha iniziato a non bastare più.

Nel frattempo Verstappen ha fatto ciò che gli riesce meglio: correre senza preoccuparsi del resto. Ha massimizzato ogni occasione, ha trasformato gli errori altrui in terreno recuperato. Senza proclami, senza rumore. Evitando di parlare di una corsa al titolo riaperta. Ha corso e ha emozionato, come da tempo non succedeva.

Il 2025 della Formula 1: una stagione sulle montagne russe

La giostra ha ricominciato ad avanzare, dapprima con cautela, poi con sempre maggiore velocità. Alcuni vagoni hanno iniziato a dettare il ritmo, altri, come Ferrari e Mercedes, hanno continuato a inseguire. Ma la montagna russa, finalmente, è ripartita.

Le emozioni sono tornate protagoniste, tra grandi salite e discese in picchiata, repentini cambi di direzione e giri della morte mozzafiato. È in questo turbinio che la Formula 1 ritrova la sua natura e torna a sorprendere con storie da incorniciare. Così, sotto la pioggia di Silverstone, Hülkenberg ha conquistato il suo primo podio in carriera. Hadjar ha riscritto la sua stagione a Zandvoort e Sainz ha regalato un sogno alla Williams. Russell ha riportato la Mercedes in alto e Leclerc ha concesso brevi attimi di speranza a un Cavallino che quest’anno non ha mai davvero galoppato.

Così il 2025, che a giugno appariva in bianco e nero, ha iniziato a riempirsi di sfumature. I due mondi inconciliabili si sono mescolati nell’incertezza, tra tensione e possibilità. Il finale di stagione è diventato un tratto in apnea, fatto di calcoli, nervi scoperti, errori che pesano il doppio. Non è stato il campionato che ci si aspettava a inizio anno, ma è stato quello che, alla fine, ha ricordato a tutti perché questa montagna russa continua ad attrarre.

Il 2025 si chiude così: non come l’anno dell’equilibrio perfetto, ma come una stagione che ha comunque saputo regalare una lotta vera. Forse tardiva e imperfetta, ma finalmente viva.

E mentre i vagoni rientrano in stazione, cresce quella voglia di restare a bordo, di fare un altro giro. Perché, alla fine, nonostante tutto, ci siamo divertiti davvero.

Foto copertina x.com

Foto interna x.com

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