Nel pieno delle polemiche scatenate dalle parole durissime di Max Verstappen sulle nuove vetture 2026, Arvid Lindblad sceglie una strada completamente diversa. Niente allarmi, niente giudizi tranchant: il giovane pilota, alla vigilia del suo debutto in Formula 1, guarda alla nuova generazione di monoposto con una calma sorprendente e ribadisce che la sua attenzione è rivolta solo a ciò che può controllare.

Le dichiarazioni di Verstappen – che ha definito le nuove vetture “una Formula E sotto steroidi” – hanno inevitabilmente acceso il paddock. Le critiche del quattro volte campione del mondo hanno alimentato discussioni, dubbi e una serie di domande rivolte agli altri piloti.
Lindblad, però, non si è fatto trovare impreparato. Con la lucidità di chi sa che il suo compito è un altro, ha risposto così:
«Se devo essere sincero, non è qualcosa a cui penso molto, perché è qualcosa che non posso controllare, è così e basta. Sono molto concentrato sul lavorare sodo con il team, cercare di capire il pacchetto, comprendere la PU e ottenere il massimo. Penso che sia una nuova sfida entusiasmante».
Il britannico non minimizza le difficoltà, ma rifiuta di entrare nel gioco delle opinioni premature. Per lui, la priorità è lavorare con il team e capire la power unit, adattandosi a un pacchetto tecnico che tutti stanno ancora imparando a decifrare.
La sua risposta, in un paddock spesso dominato da reazioni istintive, suona come una dichiarazione di metodo: lavorare, osservare, crescere. E soprattutto non farsi distrarre da ciò che non dipende da lui.
In un momento in cui le nuove vetture 2026 dividono, Lindblad porta una voce diversa: meno rumorosa, più concreta. Il suo debutto in Formula 1 passa attraverso la capacità di restare focalizzato, di non lasciarsi trascinare dalle polemiche e di trasformare l’incertezza in un’opportunità di apprendimento. Una postura che, per un rookie, è già un segnale interessante.
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