Max Verstappen mette in dubbio il suo futuro in una Formula 1 che non riconosce più, mentre Laurent Mekies prova a riportare la discussione sul terreno tecnico. Tra malesseri regolamentari e una Red Bull scivolata al quarto posto, il paddock si interroga su quanto profondo sia davvero il disagio del quattro volte campione.

L’ottavo posto di Suzuka è solo il contesto: il vero nodo è il rapporto di Verstappen con la F1 moderna. Il quattro volte campione del mondo lo dice chiaramente:
«Certo, cerco di adattarmi, ma non è piacevole il modo in cui si deve correre. È davvero contro la guida. A un certo punto, sì, semplicemente non è quello che voglio fare».
Non è una reazione a un weekend difficile, ma a un regolamento che snatura la guida. Da qui le riflessioni sul futuro, nonostante un contratto fino al 2028.
Mentre Verstappen parla, Mekies — quasi in parallelo — sceglie una linea diversa: minimizzare e concentrarsi sulla macchina. Infatti ha così commentato la situazione:
«Non stiamo affatto discutendo di questi aspetti. Abbiamo molto lavoro da fare, ma sono sicuro che quando gli daremo una macchina veloce, Max sarà molto più felice.»
Il team principal riconosce che Red Bull è ora un “lontano quarto posto”, con Mercedes, Ferrari e McLaren davanti. E ammette che la Red Bull attuale non permette a Verstappen di esprimersi al meglio:
«C’è qualcosa con cui stiamo lottando, che si aggiunge alla nostra mancanza di prestazioni di base.»
Sul regolamento, invece, Mekies allarga il discorso all’intero sport:
«Tutti vorremmo vedere qualifiche a tutto gas. È la prima cosa su cui ci stiamo concentrando.»
Tra un pilota che non si riconosce più nella F1 e un team che fatica a ritrovare la propria identità tecnica, Red Bull affronta la pausa con un equilibrio fragile. Mekies prova a rassicurare, ma il malessere di Verstappen non nasce da un risultato: nasce da una Formula 1 che, per lui, sta cambiando nella direzione sbagliata. Miami dirà se la squadra saprà offrirgli qualcosa per cui valga la pena restare.
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