Nel pieno delle polemiche sul regolamento 2026, Pierre Gasly sceglie una strada diversa: invita alla calma, difende il ruolo del pilota e prova a riportare la discussione su un terreno meno tossico. In un paddock che sembra vivere di allarmi continui, la sua voce stona — e proprio per questo risuona.

L’incidente in Giappone tra Ollie Bearman e Franco Colapinto, con l’Alpine di quest’ultimo rallentata in traiettoria, ha riacceso il dibattito sulla gestione energetica prevista dal regolamento 2026.
Molti piloti avevano già espresso dubbi, e Max Verstappen aveva definito le gare “Mario Kart” e “Formula E sotto steroidi”, alimentando un’ondata di negatività che ha rapidamente travolto il paddock.
Gasly, però, non si accoda:
«Onestamente, penso che ci sia un po’ troppa negatività intorno a questo argomento e non mi piace», ha dichiarato dopo Suzuka.
Per lui, il talento del pilota continua a contare eccome: «Quando guidi nel settore 1 e hai grip, la batteria non cambia molto. Devi comunque stare al limite dell’aderenza».
Il francese non nega i problemi: la gestione della batteria è un punto critico, e su questo “siamo tutti d’accordo”. Ma rifiuta l’idea che il regolamento abbia cancellato il valore del pilota.
Gasly vede nella pausa di aprile un’opportunità, non un segnale d’allarme: «Sono sicuro che tutti cercheranno di sfruttare al meglio questo periodo per migliorare la situazione della F1».
Il suo messaggio è chiaro: meno catastrofismo, più lavoro. Un invito a non trasformare ogni difficoltà in un processo pubblico, ma a usare il tempo a disposizione per riportare lo sport “in condizioni migliori”.
In un momento in cui la F1 sembra oscillare tra entusiasmo e panico, Gasly sceglie la via più rara: quella della misura. Riconosce i limiti del regolamento, ma difende il mestiere del pilota e invita a un confronto più costruttivo.
Forse non è la voce più rumorosa del paddock, ma è una di quelle che servono.
Leggi anche: Hill provoca Max: «Basta parole, scegli cosa vuoi fare»
Foto copertina x.com
Foto interna x.com