Mentre la Formula 1 attraversa una delle sue crisi regolamentari più discusse degli ultimi anni, un altro campionato offre un esempio inatteso di equilibrio tra spettacolo e purezza tecnica. La Super Formula, con i suoi limiti e le sue intuizioni, diventa improvvisamente un laboratorio da osservare con attenzione.

La lunga pausa imposta alla F1 ha aperto una finestra rara: altri campionati possono respirare, mostrarsi, farsi notare. E la Super Formula ha colto il momento con una doppia gara a Motegi che, pur con pochi sorpassi, ha mostrato una profondità strategica che molti tifosi rimpiangono nella F1 attuale.
Il ritmo altalenante di Toshiki Oyu ha compattato il gruppo, permettendo a outsider come Nirei Fukuzumi e Luke Browning di inserirsi tra i primi. Non è stato un festival di sorpassi, ma un esercizio di lettura della gara, gestione del passo e interpretazione delle opportunità.
Per alcuni, un antidoto alla F1 “yo-yo”, criticata per sorpassi artificiali e dinamiche poco naturali.
Eppure, anche la Super Formula non è immune dal dilemma eterno: come bilanciare integrità sportiva e intrattenimento?
Considerata una delle categorie più “pure” grazie a vetture identiche, pneumatici stabili e assenza di DRS, la Super Formula utilizza però un push-to-pass: l’Overtake System.
Un paradosso? Forse. Ma per molti, come l’ingegnere Ryan Dingle, è un male necessario.
Le monoposto giapponesi non hanno la velocità di punta della F1, né rettilinei sufficientemente lunghi per sfruttare la scia. Senza OTS, i sorpassi sarebbero quasi impossibili. Il sistema, però, ha i suoi difetti: i piloti lo usano tanto per attaccare quanto per difendersi, creando situazioni di stallo in cui entrambi attivano l’OTS e si annullano a vicenda.
Le luci sul rollbar non lampeggiano più, ma ora gli ingegneri monitorano tutto via radio. Un passo avanti? Dipende da chi risponde.
C’è chi vorrebbe limitazioni per il leader, chi incentivi all’uso anticipato, chi un ritorno al rifornimento e a gare più lunghe. Ma il promotore JRP sembra intenzionato a mantenere il formato attuale, anche per non complicare la vita alle nuove squadre.
Ayumu Iwasa, campione in carica, individua un altro punto debole: gli pneumatici.
«Lo Yokohama è troppo facile», ha detto. Un maggiore degrado creerebbe differenze di ritmo, aprirebbe scenari strategici, aumenterebbe le opportunità di sorpasso. Il nuovo asfalto di Motegi ha reso tutto ancora più lineare, riducendo il degrado e quindi le possibilità di attacco.
Eppure, nonostante i limiti, la Super Formula sta crescendo: più pubblico, più squadre, 24 vetture in griglia come ai tempi d’oro della Formula Nippon. Sacha Fenestraz, con esperienza in Formula E e simulatore F1, lo sintetizza bene: la serie non è perfetta, ma è quella che oggi ha trovato il miglior equilibrio.
La Super Formula non è un modello da copiare, ma un campionato da osservare. Ha difetti, compromessi, soluzioni discutibili. Ma ha anche una chiarezza tecnica e una coerenza regolamentare che la F1, in questo momento, fatica a ritrovare.
In un mondo in cui ogni categoria cerca il proprio equilibrio tra spettacolo e sport, il Giappone ricorda una verità semplice: non esiste la formula perfetta, ma esiste quella che funziona.
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