Jacques Villeneuve, in nome del figlio
È impossibile non considerarlo il figlio di Gilles; al tempo stesso, è profondamente ingiusto. I cinquantacinque anni di Jacques Villeneuve, che scoccano oggi, ci fanno riflettere sulla prospettiva dalla quale inquadriamo uomini e storie...

09/04/2026 07:00:00 Tempo di lettura: 5 minuti

È impossibile non considerarlo il figlio di Gilles; al tempo stesso, è profondamente ingiusto.
I cinquantacinque anni di Jacques Villeneuve, che scoccano oggi, ci fanno riflettere sulla prospettiva dalla quale inquadriamo uomini e storie, risultati e grandezza.

Di vincere suo padre non ebbe tempo ma nemmeno il bisogno, per diventare una leggenda; Jacques ha semplicemente vinto, sconfiggendo i grandi della sua epoca a cominciare da Michael Schumacher, del resto non si è mai curato, così come oggi non si cura di adoperare un po' di diplomazia quando dice la sua su gare, macchine e piloti.

Una storia, la sua, fatta di assenze, velocità e di un’eredità tanto pesante quanto luminosa.

Nasce il 9 aprile 1971 a Saint-Jean-sur-Richelieu, ma il suo nome è già inciso nella leggenda ancora prima che possa comprenderlo.

Jacques è ancora un bambino, quando suo padre muore a Zolder: quella perdita non è solo familiare; è come se il rombo dei motori, da quel momento, diventasse anche un’eco lontana, qualcosa di doloroso e sacro allo stesso tempo.
Cresce tra studi, esperienze diverse, e una vita apparentemente lontana dai circuiti. Ma certe chiamate non si possono ignorare. La velocità torna a cercarlo, come un sogno ricorrente che all'alba non vuole svanire. Quando finalmente decide di correre, lo fa senza clamore, senza scorciatoie, costruendo la propria strada lontano dall’ombra ingombrante di Gilles.

Il vero salto arriva negli Stati Uniti. Nel 1995, Jacques conquista il Campionato CART e vince la 500 Miglia di Indianapolis. È una stagione straordinaria, che lo consacra tra i grandi e che consente al cognome Villeneuve di uscire dalla memoria per andare ad abitare il presente.

L’Europa, a quel punto, lo aspetta. Nel 1996 debutta in Formula Uno con la Williams. Fin dalla prima gara sorprende tutti: è veloce, audace, imprevedibile. Non sembra un esordiente, ma un pilota già formato, capace di sfidare i migliori senza timori reverenziali. Conclude la sua prima stagione da vicecampione del mondo, un risultato che lo proietta immediatamente sotto il fascio dei riflettori.

Il 1997 è l’anno decisivo: una gara dopo l'altra, la stagione si trasforma in un duello intenso con Michael Schumacher, icona di precisione e determinazione. È uno scontro di stili e personalità: da una parte il controllo glaciale, dall’altra l’istinto e il coraggio.

Jacques Villeneuve, in nome del figlioIl contatto tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve a Jerez nel 1997

Tutto si decide nell’ultima gara, il Gran Premio d’Europa 1997, a Jerez de la Frontera.
In un momento diventato iconico, Schumacher tenta una manovra aggressiva per difendere la posizione. Il contatto tra le due vetture è inevitabile ma, mentre il tedesco finisce fuori gara, Jacques riesce a continuare, portando a casa i punti necessari per conquistare il titolo mondiale.

Non è una vittoria semplice o pulita: è una vittoria sofferta, quasi epica. È il compimento di un percorso iniziato molti anni prima, tra dolore e determinazione. In quell’istante, Jacques non è più solo “il figlio di Gilles”: è andato oltre in ricordo del padre e soprattutto oltre la mannaia dei paragoni.

Dopo quel trionfo, la sua carriera prende direzioni diverse. Cambia squadre - BAR, Renault, Sauber -, affronta stagioni difficili, non riesce più a replicare i successi iniziali. Ma invece di scomparire, sceglie di esplorare nuove strade: corre nella NASCAR, partecipa alla 24 Ore di Le Mans e si misura con categorie molto diverse tra loro.

Questo spirito libero diventa parte integrante della sua identità. Villeneuve non è mai stato un pilota “costruito” per vincere a ogni costo: è sempre rimasto fedele a un’idea romantica della corsa, fatta di rischio, passione e autenticità. In questo sì, riesce ad assomigliare a Gilles.

Oggi la sua figura resta unica nel panorama del motorsport. È uno dei pochi piloti nella storia ad aver vinto sia la 500 Miglia di Indianapolis sia il Campionato del mondo di Formula Uno, un’impresa che lo colloca in un’élite ristretta. Ma oltre ai numeri, ciò che colpisce è il significato della sua storia.

Jacques Villeneuve è la dimostrazione che un’eredità non è solo un peso da portare, ma anche un fuoco da attizzare. Ha attraversato il dolore, ha sfidato i giganti del suo tempo, e ha trovato il modo di essere se stesso, sempre e comunque: col senno di poi, è stato proprio questo il suo vero trionfo; non ha banalmente seguito le orme di un mito, ha preferito percorrere i propri giri.

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Foto copertina www.motorsportmagazine.com


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