Non ci fu mai nulla di banale nella sua carriera, fino all'ultimo giro, che coincise con l'ultimo giorno e l'ultimo respiro. Cominciamo dalla fine perché lui che aveva sempre saputo capire all'istante cosa non andasse nella macchina, quella volta non poté fare nulla per aggiustare se stesso.
Denny Hulme il neozelandese, classe 1936, bambino massiccio che poco si interessava alla piantagione di tabacco della quale i suoi erano proprietari, ma che a sei anni aveva già capito come si guidavano gli autocarri che facevano avanti e indietro ai limiti della piantagione.
A vederlo in tuta, faceva pensare più a un meccanico, o un gommista, che a un pilota: perché Denny Hulme non ebbe mai tempo per la "vetrina" e meno che mai per curare una qualsivoglia immagine mondana: figlio di un'epoca in cui le competizioni automobilistiche consentivano ancora la convivenza tra colossi industriali e artigianato d'autore, lui era uno di quelli che con la macchina "parlavano", letteralmente, per ottenere tutte le risposte che una volta calatosi nell'abitacolo doveva per forza possedere. Ecco perché gli restava sempre così poco tempo per chiacchierare all'esterno e anche per questo lo soprannominarono "l'orso".
Ci mise tempo ad arrivare in Formula Uno, stabilmente solo alla soglia dei trent'anni e dopo tanta anticamera da collaudatore alla Brabham; aveva accumulato esperienza in tante competizioni, dalle formule minori a ruote scoperte fino alle gare in salita.
Quello che riuscì a compiere nel 1967 è un "miracolo" troppo poco celebrato e ancora meno raccontato: diventare Campione del Mondo con la Brabham contro il suo principale avversario, principale in tutti i sensi: Jack Brabham, il proprietario della scuderia e suo compagno di squadra. Talmente fruttuoso il suo modo di guidare, che Denny l'orso nemmeno si accorse in quella stagione di aver smesso di essere il gregario del suo capo.
Dopo la Brabham, la McLaren (perché Brabham lo lascia a piedi) fino al 1974, anno in cui chiude con la massima formula dopo 112 gran premi, 8 vittorie, 33 podi e "quel" titolo mondiale.
Con le corse, invece, Denny Hulme non chiuse mai, fino alla fine, forse persino oltre: il 4 ottobre del 1992, alla "1000 chilometri" di Bathurst, in Australia, avverte i box di sentirsi male, con un attacco cardiaco in corso. Riesce a fermare l'auto, ma quando arriva in ospedale non c'è più niente da fare. Ha sentito fermarsi il suo cuore prima di concentrare i suoi ultimi sforzi per spegnere il motore. Anche in quegli ultimi istanti, c'è da scommetterci, Denny l'orso stava parlando con la macchina.
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