Un’altra alleanza? Sarebbe un errore enorme per la F1
23/04/2026 10:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Nel paddock certe idee tornano ciclicamente, come se la memoria collettiva fosse più corta delle stagioni. E ogni volta che si parla di alleanze, partecipazioni incrociate o rapporti troppo stretti tra scuderie, qualcuno sente il bisogno di ricordare cosa succede quando i confini si assottigliano troppo. Stavolta è Zak Brown, e il messaggio è diretto.

 

Il rischio di una nuova alleanza

Un’altra alleanza? Sarebbe un errore enorme per la F1

La possibile entrata della Mercedes nel capitale Alpine — tramite l’acquisto del 24% oggi in mano a Otro Capital — ha riaperto un tema che Brown considera pericoloso. Per lui, la Formula 1 non può permettersi un’altra relazione A/B, perché significherebbe ripetere errori già discussi e mai davvero risolti. Pur riconoscendo che la Red Bull possiede da tempo la Racing Bulls, Brown sottolinea che quella è una situazione “ereditata”, nata in un contesto diverso e affrontata persino nell’ultimo Accordo Concorde, dove si era valutata l’ipotesi di obbligare la cessione di una delle due squadre:

«Nell'Accordo Concorde si è discusso se, nel corso del tempo, una delle squadre dovesse essere ceduta», ricorda.

«Ma ho anche un enorme apprezzamento per ciò che hanno fatto per lo sport e per come è stato fatto molto tempo fa. Per questo, accettare ciò che esiste è un conto; aprire la porta a nuove alleanze è tutt’altro. «Fintanto che la situazione viene gestita e monitorata va bene. Ma certamente aggiungervi altro, penso che sarebbe un errore per lo sport».

 

Integrità sportiva e precedenti che pesano

Brown insiste su un punto: l’integrità della competizione. Secondo lui, ogni volta che i rapporti tra scuderie diventano troppo stretti, la percezione di equità si incrina.

«Si correrebbe un rischio davvero elevato di compromettere l'integrità dell'equità sportiva», afferma. E ciò che allontanerebbe i tifosi, aggiunge, sarebbe la sensazione di non avere più undici squadre realmente indipendenti.

Per sostenere la sua posizione, richiama episodi che hanno segnato le ultime stagioni: il giro veloce sottratto alla McLaren da Daniel Ricciardo a Singapore 2024 per favorire l’altra scuderia; la vicenda della “Mercedes rosa” del 2020, con la Racing Point e la somiglianza dei condotti dei freni; i passaggi immediati di personale tra team affiliati, che hanno costretto altri a fermarsi o a pagare compensazioni che pesano sul budget cap. Per Brown, sono segnali chiari di quanto sia fragile il confine tra collaborazione e distorsione competitiva.

 

Il messaggio è semplice e politico: la Formula 1 deve proteggere la propria credibilità prima di tutto. Brown non contesta ciò che esiste, ma teme un futuro in cui le alleanze si moltiplicano e i confini si sfumano fino a scomparire. In un’epoca di budget cap, proprietà incrociate e collaborazioni tecniche sempre più sofisticate, la vera sfida è mantenere intatta la percezione di equità. E per lui, un’altra coppia A/B sarebbe un passo nella direzione sbagliata.

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