Perez contro la nuova F1: regole, rischi e zero divertimento
24/04/2026 09:17:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Ci sono momenti in cui un pilota non parla solo da atleta, ma da testimone di un cambiamento più grande di lui. E quando Checo Pérez descrive la nuova Formula 1, non sembra lamentarsi: sembra constatare qualcosa che tutti avvertono, ma pochi dicono davvero. Una sensazione che va oltre i risultati, oltre le difficoltà tecniche, oltre la nostalgia.

 

Una F1 che non diverte più

Perez contro la nuova F1: regole, rischi e zero divertimento

Per Pérez, la nuova era tecnica ha trasformato la guida in un esercizio di gestione più che di istinto.

«Si tratta di una Formula 1 nuova e molto complessa, molto diversa da quella a cui eravamo abituati. Tutte le scuderie hanno molto da imparare», spiega.

Il messicano non nasconde la sua frustrazione:

«Nessuno la capisce, né gli ingegneri, né noi piloti. È un dato di fatto che le auto non sono divertenti come lo erano prima».

Il cuore del problema è la componente elettrica, ora pari al 50% della potenza totale. «Come pilota cerchi sempre di andare il più veloce possibile, ma ora la parte elettrica e quella relativa alla ricarica hanno un ruolo più rilevante; questo rende tutto molto diverso ed è per questo che ci è costato così tanto».

Una complessità che, secondo Checo, genera confusione anche in chi guida: «È difficile, non hai le informazioni su ciò che sta succedendo, a questo cambiamento di regole dobbiamo adattarci tutti».

 

Differenze di velocità pericolose e un incidente che pesa

Pérez non parla solo di sensazioni: parla di rischi reali. Le nuove regole hanno creato differenze di velocità così marcate da diventare pericolose. L’incidente di Oliver Bearman in Giappone ne è l’esempio più evidente.

«Arriva un momento in cui vai 80 o 90 chilometri all'ora più veloce della macchina davanti e non sai perché», racconta. Una dinamica imprevedibile, che può trasformare un sorpasso in un impatto violento.

Per Checo, la F1 deve ancora capire come gestire questa nuova identità tecnica, perché la curva di apprendimento riguarda tutti: piloti, ingegneri, team.

 

La sfida Cadillac e l’eredità che vuole lasciare

Oltre alla critica, c’è anche il futuro. Pérez parla della sua nuova avventura con Cadillac come della sfida più grande della sua carriera. «La Cadillac è la sfida più grande della mia carriera, una sfida», afferma.

Il progetto è giovane, ma la fiducia è totale:

«Ho grande fiducia nella squadra e nei proprietari. Siamo pronti a fare un salto di qualità e spero che quest’anno sia ricco di successi».

Nonostante gli zero punti nelle prime tre gare, Checo vede un percorso in crescita:

«Abbiamo imparato molto con la vettura. Miami sarà un punto chiave perché tutte le squadre porteranno molti miglioramenti».

E poi c’è l’eredità, quella che va oltre i risultati:

«Mi piacerebbe lasciare un’eredità che motivi le nuove generazioni. Che sappiano che provenire da una famiglia normale in uno sport con così poche opportunità non ti limita».

Una dichiarazione che suona come un manifesto personale:

«Sono un pilota che non si è mai arreso. Spero che la mia eredità sia questa, che un bambino veda che si può arrivare in Formula 1».

 

Checo Pérez non sta solo raccontando una difficoltà tecnica: sta descrivendo una F1 che ha cambiato pelle più velocemente di quanto i piloti potessero assorbirlo. Una F1 che oggi richiede adattamento, pazienza e una nuova forma di coraggio. E mentre lui affronta la sfida Cadillac, guarda avanti con la stessa determinazione che lo ha portato fin qui: capire questa nuova Formula 1 e lasciare qualcosa che resti.

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