Quando un uomo che ha attraversato Alpine, Aston Martin e anni di politica interna in Formula 1 torna a parlare di proprietà, non è mai un dettaglio. E dietro le parole di Otmar Szafnauer c’è un’ambizione che va oltre il semplice rientro: è la ricerca di uno spazio che, oggi, né la F1 né l’IndyCar sembrano voler concedere facilmente.

Szafnauer, oggi socio amministratore della Van Amersfoort Racing insieme a Rafael Villagómez Sr., fa parte di un consorzio che sogna di fondare la dodicesima scuderia di Formula 1. Un progetto dichiarato, ma senza un accesso reale.
La F1, infatti, non offre spiragli: nessuna nuova squadra è attesa a breve, e i criteri d’ingresso sono diventati quasi proibitivi. Per questo il gruppo sta valutando un piano alternativo: l’IndyCar.
A prima vista, un’opzione più semplice. In realtà, tutt’altro.Entrare in IndyCar significa scegliere tra due strade: fondare una scuderia o comprarne una. La prima è un salto nel vuoto: senza una charter — la licenza che garantisce partecipazione e ricavi — il rischio finanziario è enorme. Dal 2028, poi, correre senza charter sarà impossibile. E costruire una vettura per una sola stagione, sapendo che il regolamento cambierà radicalmente nel 2028, sarebbe un investimento da bruciare in dodici mesi. L’esempio di Prema è eloquente: un anno senza licenza, nessun introito, difficoltà economiche e nessuna presenza in griglia nel 2026.
La soluzione più logica sarebbe acquistare un team già dotato di licenza. Ma nessuno, ufficialmente, è in vendita. L’unica eccezione possibile è la Dale Coyne Racing: il proprietario, 71 anni, potrebbe considerare il momento giusto per cedere. Una porta socchiusa, non spalancata.
Un’altra opportunità potrebbe essere la JHR, che da anni valuta la vendita di parte delle proprie attività senza mai concretizzare. Potrebbe aprirsi alla “giusta offerta”, sia per una quota di minoranza sia — al prezzo corretto — per l’intera struttura.
Ma nulla è semplice, nulla è garantito. E Szafnauer lo sa: entrare in IndyCar, oggi, è difficile quanto entrare in Formula 1.
Otmar Szafnauer è tornato sulla scena con un progetto ambizioso, ma si muove in un territorio dove ogni strada è più complessa di quanto sembri. La F1 non concede spazio, l’IndyCar non regala scorciatoie, e il mercato delle scuderie è più chiuso che mai.
Eppure, la sua presenza nel consorzio e la sua esperienza suggeriscono che la partita non è chiusa. È solo una di quelle sfide in cui il primo ostacolo è trovare la porta giusta da aprire.
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