C’è un momento, nel percorso di espansione della Formula 1, in cui le ambizioni globali incontrano realtà industriali che sembrano andare in direzioni opposte. L’interesse di BYD, gigante dell’elettrico, arriva proprio lì: in un punto in cui la F1 guarda alla Cina mentre la Cina guarda altrove. Un colloquio esplorativo, quasi sussurrato, che non cambia nulla ma suggerisce molto. Perché quando un costruttore abituato a dominare il mercato EV si affaccia su uno sport che sta lentamente riallineando la propria identità tecnica, il gesto vale più della dichiarazione.

Il marchio cinese BYD, oggi tra i maggiori produttori automobilistici al mondo, ha avuto un colloquio con il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali riguardo a un possibile ingresso nel campionato. Un’ipotesi che, se mai diventasse reale, avrebbe un peso enorme: sarebbe il primo costruttore cinese nella storia della F1.
Il presidente FIA Mohammed Ben Sulayem non ha mai nascosto il suo desiderio di portare un marchio cinese nel Circus. Il mercato è gigantesco, la base di tifosi potenziale ancora di più. Per la F1 significherebbe nuovi introiti, nuovi sponsor, un’espansione naturale verso un pubblico che la categoria insegue da anni. Ma c’è un dettaglio che complica tutto: la Cina è oggi il cuore mondiale dell’elettrico. E BYD non fa eccezione. In Europa è già il rivale più temibile di Tesla, un marchio costruito su batterie, efficienza e zero emissioni.
Che vantaggio commerciale avrebbe un costruttore così nel partecipare a una Formula 1 che, dal 2031, potrebbe addirittura ridurre — o eliminare — la componente elettrica delle power unit?
All’interno della FIA e della F1 è in corso un cambiamento silenzioso: il futuro non sembra più totalmente elettrico. Le power unit 2026 puntano su bio-benzina e recupero energetico limitato; il ciclo 2031 potrebbe ridurre ulteriormente la parte ibrida.
In questo scenario, BYD appare quasi un corpo estraneo. La Formula E, o persino il WEC, sembrano categorie più coerenti con la sua identità. Nel WEC, ad esempio, è possibile progettare il proprio motore con grande libertà, fino a schierare un’auto completamente elettrica. Quanto questo possa essere competitivo è un’altra questione, ma almeno è un terreno naturale.
La F1, invece, resta un territorio complesso: costi altissimi, regolamenti rigidi, un ingresso che richiede anni e un equilibrio politico delicatissimo. E qui arriva il punto più critico: l’ammissione di una nuova scuderia. Il caso Cadillac è ancora fresco, e ha creato tensioni interne. Una dodicesima squadra ridurrebbe la torta dei ricavi per le undici esistenti. Non tutti sono pronti a cedere una fetta. Per questo, i colloqui tra BYD e Domenicali sembrano — per ora — puramente esplorativi. Nessun passo concreto, nessuna accelerazione.
BYD ha bussato alla porta della Formula 1, ma la porta non è affatto semplice da aprire. La F1 guarda alla Cina, la Cina guarda all’elettrico, e il regolamento del futuro sembra andare in un’altra direzione. Per ora, resta un dialogo, un segnale, una possibilità che vive più nelle strategie che nei fatti. Se qualcosa dovesse muoversi davvero, non sarà a breve. Ma il solo fatto che BYD abbia iniziato a osservare il Circus dice molto su come sta cambiando — lentamente, ma inevitabilmente — la geografia del motorsport globale.
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