Ci sono episodi che nascono in pista e finiscono altrove, molto più lontano dalla velocità. A volte basta una frase, detta con leggerezza, per trasformare un incidente inevitabile in un caso morale. Romain Grosjean arriva a Indianapolis con un passato che tutti ricordano e un presente che continua a sfuggirgli di mano: non per ciò che fa al volante, ma per ciò che racconta dopo. E mentre la stagione si avvicina alla sua gara più iconica, un’altra battaglia — questa volta fuori dalla pista — prende forma.

Durante i test per la 500 Miglia, Grosjean ha colpito un uccello a quasi 370 km/h. Un episodio che in sé appartiene alla natura del motorsport, ma che è diventato altro quando il pilota ha descritto l’accaduto con un tono che molti hanno trovato irriverente.
«Ho ancora del sangue sulla tuta da gara, c'erano pezzi dell'uccello sul rollbar… Il casco puzza, il sedile puzza. Non ho mangiato pollo a pranzo; ci sono semplicemente passato davanti».
Parole crude, forse dette per sdrammatizzare, forse per raccontare la realtà com’è, ma non per tutti. PETA ha reagito con durezza.
Mimi Bekhechi, vicepresidente senior di PETA UK ed Europa, ha accusato Grosjean di mancanza di empatia:
«Gli uccelli hanno dei sentimenti, a quanto pare più di Grosjean, visto che sembrava più preoccupato per la sua auto, il casco e la tuta – tutti oggetti sostituibili – che per l’incidente che ha coinvolto questo uccellino ignaro».
L’organizzazione ha colto l’occasione per ampliare il discorso, ricordando la condizione degli animali negli allevamenti intensivi e annunciando l’invio al pilota di pollo a base vegetale.
Non è la prima volta che Grosjean si trova al centro di un episodio simile. Nel 2018, durante le prove del GP del Canada, una marmotta entrò in pista proprio mentre lui affrontava la curva 13. L’impatto fu inevitabile e danneggiò il muso della vettura, scatenando la sua frustrazione verso i commissari, accusati di non aver fatto abbastanza per evitarlo.
Ora, a pochi giorni dalla 500 Miglia di Indianapolis — in programma il 24 maggio —, il pilota del team Dale Coyne Racing si ritrova di nuovo sotto i riflettori, ma non per un tempo sul giro. È un déjà-vu che riapre domande sulla comunicazione, sulla sensibilità, sul confine tra il racconto crudo della pista e la percezione pubblica.
Grosjean corre verso una delle gare più importanti della sua carriera, ma lo fa con una polemica che lo precede. Un impatto inevitabile, una frase evitabile, una reazione che racconta quanto il motorsport, oggi, viva anche fuori dalla pista. E a volte, è proprio lì che si decide la narrazione.
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