...ogni volta le cinture slacciate: quelle che non vedrai, che non vedesti: come un atto mancato dopo che una curva di attesa era stata trafitta da una retta di dolore.
Trentadue anni non sono pochi, verrebbe da dire; il fatto è che non sono nemmeno tanti, viene da pensare. Perché, semplicemente, non sono, per tutti quelli che aspettano un uomo fuori dall'abitacolo. Un uomo parecchio arrabbiato, nel giorno in cui avrebbe dovuto riprendere il controllo delle cose, anche per sublimare il dolore di ciò che non si può controllare, come quella Simtek ridotta a metà, quasi tagliata per lungo, con un casco appeso all'assenza di un sorriso che avrebbe meritato una maggiore conoscenza, qualche parola in più scambiata tra il discepolo e il maestro.
Com'è possibile avere la sensazione che quegli anni non siano trascorsi e al tempo stesso essere consapevoli di tutto il tempo che ci è mancato da quando l'uomo non si affrettava a slacciare le cinture? Non sbatteva i pugni sul volante, forse perché non aveva che da prendersela con se stesso, per aver lasciata orfana una traiettoria.
Il destino è riprendersi il posto che ti spetta tenendo dietro tutti gli altri; la sorte è un piantone che si spezza; allora il tempo deve apparire come un imbuto, dal quale entra tutto quello che ancora un uomo ha dimostrare, compiere e conquistare, mentre dal cannello esce solo ciò che gli spetta. Non una goccia di più. Non un mezzo giro ancora da compiere. Più stretto della parte stretta dell'imbuto era l'abitacolo di quella Williams, tanto meno sofisticata rispetto a quella dell'anno precedente ma altrettanto violenta, mentre l'uomo strofinava i gomiti contro la costrizione della sua nuova sfida, con addosso colori per abituarci ai quali avremmo avuto bisogno del tempo che anche a noi è mancato: sempre lui, tanto più inafferrabile quanto più l'uomo cerca di stabilirne le proporzioni più congeniali, come un piantone segato e risaldato per far tornare i conti alle inclinazioni.
Graziati dalle immagini che mai avremmo visto ma pugnalati dalle descrizioni, siamo rimasti nell'orizzonte di un camera - car che si dissolve; linee orizzontali senza più asfalto da visualizzare. I bambini hanno iniziato a crescere più in fretta dal primo centimetro che a quel giro è mancato: come se fossero stati i nostri giorni ad accelerare, per mettere sempre più spazio tra noi e ciò che non riusciamo ancora ad afferrare quando l'impatto si ferma sull'uscio del nostro campo visivo.
Quando i pezzi di metallo diventano brandelli, non differenti dalla carne che li animava, capisci che non potranno mai diventare rottami: stanno ancora rotolando da qualche parte, mentre a noi deve ancora capitare tutto quello che fino a oggi abbiamo già vissuto. Braccetti, bulloni e schegge della ingannevole eclissi che ogni volta ci insegna la differenza tra ciò che trascorre e quello che non passa mai: quando in un primo pomeriggio vediamo tramontare il sole di un casco giallo.