Tra poche ore, la Formula 1 tornerà ad accendere il paddock più vibrante dell'anno. A Miami, lo sport sembra solo un contorno alla festa di musica, colori e vita mondana che travolge la città, con grande smacco dei piloti che vengono tirati da un lato all'altro come piccole marionette, mentre vorrebbero solo guidare. La loro agenda è sempre molto fitta, tra eventi di sponsor, attività in pista e incontri con gli ingegneri, in un ambiente intriso di competitività, dove circolano affari milionari.
In questo contesto, è facile perdere se stessi, costruirsi un personaggio. Ma nella frenesia, qualcuno riesce anche a prendersi un momento, per ricordarsi il percorso fatto fino ad allora. "Ci sono molte cose che mi fanno emozionare, sono come le immaginavo da piccolo", ha confessato Piastri al podcast High Performance. "Per arrivare qui c'è molto lavoro dietro, dal punto di vista ingegneristico, di performance e di marketing, che un ragazzino non si immagina. Loro saltano sui kart e basta. E a volte bisogna che faccia un passo indietro per apprezzare la mia vita. Mi dimentico che guido una macchina di Formula 1 e questo diventa solo lavoro, inizio a pensare troppo alle vittorie e al campionato. Ma quel bambino avrebbe visto questa avventura come la cosa più bella del mondo".
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