E' ancora molto presto e siamo lontani da qualsivoglia ufficialità, ma le parole del presidente Ben Sulayem sono chiarissime: la FIA vuole un ritorno ai V8 con carburanti sostenibili, non semplici aspirati ma sempre turbo ibridi, anche se con un diverso rapporto di potenza tra parte elettrica e motore endotermico. La federazione potrà imporsi sui costruttori che hanno invece guidato l'attuale riforma regolamentare.
Il messaggio politico, prima ancora che tecnico, è netto: la Formula 1 uscita dalla riforma delle power unit 2026 potrebbe non avere un ciclo lungo come inizialmente previsto. Il nuovo regolamento, costruito attorno a un equilibrio molto spinto tra energia elettrica e combustione interna, ha già aperto un dibattito profondo su costi, peso, complessità e reale direzione del campionato.
Ben Sulayem non ha parlato di un ritorno nostalgico al passato, né di una Formula 1 semplicemente più rumorosa perché più vicina all'immaginario dei tifosi. La sua idea sembra diversa: ridurre la complessità, alleggerire le monoposto, riportare al centro il motore endotermico e mantenere una quota elettrica molto più contenuta rispetto a quella attuale. In altre parole, non una retromarcia totale, ma una correzione di rotta dopo una fase in cui la parte ibrida è diventata sempre più determinante.
Parlando con alcuni media selezionati, tra cui RacingNews365, il presidente FIA ha spiegato che il cambio di direzione è ormai nelle intenzioni della federazione. “Sta arrivando. Sì, sta arrivando. Alla fine è solo una questione di tempo”, ha dichiarato Ben Sulayem riferendosi al possibile ritorno ai V8 o ai V10.
Il punto più interessante riguarda però i rapporti di forza. La riforma 2026 è stata fortemente condizionata dai costruttori, attirati da una maggiore elettrificazione e dalla promessa di una piattaforma tecnologica più vicina alle strategie industriali degli anni scorsi. Ma quello scenario, nel frattempo, è cambiato. L'elettrico puro non è più l'unica direzione possibile per l'automotive e i carburanti sostenibili stanno tornando a essere una leva politica e tecnica più spendibile.
Ben Sulayem ha indicato anche il passaggio regolamentare che potrebbe rendere possibile la svolta: “Nel 2031 la FIA avrà il potere di farlo, senza alcun voto dei PUM, i costruttori delle power unit. Questo dicono le regole. Ma vogliamo anticiparlo di un anno, ed è quello che tutti, dall'esterno, stanno chiedendo. Quando provi a dirlo ai costruttori ti rispondono di no, ma ciò che deve arrivare arriverà, e il potere tornerà alla FIA”.
Il riferimento ai V8 non è casuale. Secondo il presidente FIA, questa architettura avrebbe ancora una maggiore vicinanza al mondo delle vetture stradali rispetto ai V10, oggi molto meno rappresentativi per i costruttori impegnati o interessati alla Formula 1. Ferrari, Mercedes, Audi e Cadillac sono state citate come esempi di marchi per i quali il V8 conserva una certa coerenza industriale.
Il presidente FIA ha escluso di fatto un ritorno realistico ai V10, proprio per la loro minore rilevanza industriale: “Se chiedessi ai costruttori oggi presenti in F1 se producono vetture con motori V10, un'architettura che in un'epoca molte auto avevano, oggi la risposta sarebbe no. Il più popolare e il più facile su cui lavorare è il V8. Hai il suono, meno complessità, meno peso”.
Ben Sulayem ha chiarito il senso della proposta senza entrare troppo nei dettagli tecnici: “Non parliamo dell'aspetto tecnico. Parliamo della missione. La missione sarà avere meno complicazioni, non come adesso. Quando c'era la MGU-H, serviva a uno scopo, ma nessuno dei costruttori ne ha beneficiato nel mondo reale. Ora, con la sola MGU-K, è lo stesso motore: turbo, 1.6 litri”.
La differenza principale rispetto all'attuale generazione di power unit sarebbe nel bilanciamento complessivo. Le power unit 2026 hanno accentuato il peso della componente elettrica, con una ripartizione che ha reso la gestione dell'energia un elemento centrale della prestazione. Nella visione di Ben Sulayem, invece, il futuro dovrebbe riportare la parte termica al centro del progetto, lasciando alla componente elettrica un ruolo molto più limitato.
La Formula 1 che Ben Sulayem immagina per il prossimo decennio non sarebbe quindi una replica del passato. Il V8 non tornerebbe come motore aspirato puro, ma come base di una power unit ancora turbo ibrida, seppure con una elettrificazione molto ridotta. “Ne sentirete parlare molto presto e ci sarà una elettrificazione davvero minima, ma la parte principale sarà il motore. Non sarà qualcosa come adesso, con una ripartizione 46-54. Ci sarà una potenza elettrica molto limitata”, ha aggiunto.
È un passaggio che apre anche una riflessione sul presente. La Formula 1 ha appena introdotto una generazione regolamentare complessa, costosa e molto orientata alla gestione energetica. Se già oggi si parla con tanta chiarezza di un cambio di filosofia per l'inizio del prossimo decennio, significa che all'interno del sistema esiste la consapevolezza di aver forse spinto troppo in una direzione non pienamente convincente.
Il ritorno ai motori turbo ibridi con architettura V8 non andrebbe quindi letto come una semplice concessione al pubblico, attratto dal suono e da monoposto potenzialmente più leggere. Sarebbe anche un tentativo di semplificare il prodotto tecnico, ridurre i costi e restituire alla Formula 1 una piattaforma più comprensibile, senza rinunciare del tutto alla sostenibilità e alla componente ibrida.
Sulla tempistica, Ben Sulayem ha indicato chiaramente il 2030 come obiettivo: “Punto al 2030. Un anno prima della scadenza naturale del regolamento. Succederà”. E sul rapporto con i costruttori ha aggiunto che i segnali sarebbero positivi: “Vogliono che accada. Ma diciamo che i costruttori non votino a favore: un anno dopo sarà fatto comunque. Non è una questione di avere bisogno del loro supporto. Sarà fatto. Il V8 sta arrivando”.
Resta da capire quanto questa visione troverà davvero sponda tra i costruttori. Ben Sulayem sostiene che l'apertura esista e che il clima sia positivo, ma il percorso regolamentare non sarà privo di tensioni. La Formula 1 moderna vive sempre su un equilibrio fragile tra spettacolo, industria, politica e interessi commerciali. La differenza, questa volta, è che la FIA sembra voler rivendicare un ruolo più forte nella definizione della prossima identità tecnica del campionato.
Il ritorno dei V8, dunque, non è ancora una certezza formale. Ma non è più soltanto una suggestione da tifosi o una nostalgia per un'epoca passata. È diventato un obiettivo dichiarato dal presidente della FIA, con una data indicativa, una motivazione tecnica e una leva regolamentare precisa. E questo, in Formula 1, basta già per aprire una nuova partita.