Negli Stati Uniti la Formula 1 ha conquistato glamour, tre Gran Premi, un pubblico giovane e un posto nell’immaginario pop. Ma per Zak Brown tutto questo è solo superficie: la vera battaglia, quella che decide il futuro, si gioca davanti allo schermo, dove gli ascolti non corrono alla stessa velocità del brand.

All’Autosport Business Exchange di Miami, Zak Brown ha messo a nudo il paradosso americano: la F1 è ovunque, ma non abbastanza nelle case. L’effetto Drive to Survive, il film Apple con Brad Pitt, l’esplosione social, le tre gare negli USA: tutto questo ha acceso l’interesse, ma non ha colmato il divario con i colossi nazionali.
«Penso che dipenderà dagli indici di ascolto televisivi», ha detto Brown, chiarendo che la crescita non può basarsi solo sul calendario. Tre gare sono un successo, quattro o cinque sarebbero possibili, ma a costo di sacrificare mercati emergenti come Sudafrica o Corea.
Il punto è un altro: gli ascolti restano “relativamente bassi” rispetto alla NFL, che nel 2025 ha registrato una media di 18,7 milioni di spettatori a partita. La F1, nello stesso anno, ha toccato il suo record storico negli USA: 1,3 milioni di spettatori medi. Una distanza che non si colma con lo spettacolo, ma con la continuità.
Il passaggio di consegne tra ESPN e Apple TV è il primo vero tentativo di cambiare ritmo. Apple trasmette tutti i 24 Gran Premi in diretta, con un ecosistema digitale pensato per un pubblico giovane: il 47% dei nuovi fan americani ha tra i 18 e i 24 anni, e più della metà è donna.
Eddy Cue, vicepresidente Apple, ha parlato di ascolti «notevolmente aumentati» nelle prime tre gare, non solo la domenica ma per l’intero weekend. È il segnale che la F1 può diventare un’abitudine, non solo un evento.
Il CEO della Formula 1, Stefano Domenicali, vede negli Stati Uniti un progetto a lungo termine. «Rimarremo lì», ha detto. «Sappiamo che gli sport più popolari negli USA sono ancora lontani da noi, ma siamo agonisti. Non ci tiriamo indietro quando si tratta di osare».
La strategia è chiara: non inseguire la NFL, ma costruire un’identità americana della F1. Entrare nella cultura dei tifosi, non solo nei loro weekend. Trasformare la curiosità in fedeltà, la novità in rituale.
La F1 ha già vinto la battaglia dell’immagine. Ora deve vincere quella della presenza.
Per Brown, la sfida non è aggiungere un’altra gara o un altro show. È far sì che gli americani accendano la TV — o l’app — e restino lì. La Formula 1 negli Stati Uniti ha trovato la scena. Ora deve trovare il pubblico.
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