Wolff difende la Ferrari: «Antonelli? Non era un errore non prenderlo da bambino»
12/05/2026 14:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Toto Wolff ha scelto di andare controcorrente. Mentre molti puntano il dito contro la Ferrari per non aver creduto in Andrea Kimi Antonelli quando era solo un ragazzino del karting, il team principal della Mercedes invita a guardare la vicenda da un’altra prospettiva. Per lui, non si tratta di un’occasione mancata da parte di Maranello, ma del valore di un percorso costruito nel tempo: otto anni di lavoro, protezione e crescita che hanno trasformato un talento precoce in un leader del mondiale.
In un paddock che ama riscrivere il passato, Wolff preferisce ricordare che i campioni non nascono già pronti: si formano, giorno dopo giorno, nel posto giusto.

 

Il caso Antonelli: talento precoce, ma serviva un progetto

Wolff difende la Ferrari: «Antonelli? Non era un errore non prenderlo da bambino»

Andrea Kimi Antonelli è entrato nel programma junior Mercedes nel 2018, quando aveva appena undici anni. Secondo il padre, la Ferrari — allora guidata da Maurizio Arrivabene — aveva scelto di non ingaggiarlo perché troppo giovane. Una decisione che oggi, con Antonelli leader del mondiale e tre vittorie consecutive, molti giudicano un errore.

Wolff, però, rifiuta la narrativa del “treno perso”.

«Non è corretto dire che la Ferrari avrebbe dovuto scoprirlo prima», ha spiegato a La Gazzetta dello Sport. Per il manager austriaco, il punto non è chi lo abbia visto per primo, ma chi abbia costruito il percorso.
«Il talento è solo il punto di partenza. Il vero lavoro è stato fatto in questi otto anni insieme», ha aggiunto, rivendicando il ruolo del programma junior Mercedes, lo stesso che ha lanciato anche George Russell.

Per Wolff, Antonelli non è stato solo un investimento tecnico, ma un progetto umano. Un percorso costruito passo dopo passo, con un gruppo dedicato e una famiglia — sottolinea — che ha sempre mantenuto il ragazzo con i piedi per terra. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un diciannovenne che guida il mondiale con una maturità sorprendente.

 

Il presente: un leader, un compagno in difficoltà e un equilibrio da ritrovare

Il successo di Antonelli ha inevitabilmente messo in ombra George Russell, ora a 20 punti di distanza. Una differenza che, secondo Wolff, non racconta tutta la storia.
«Il cronometro non mente: Kimi ha meritato le ultime tre vittorie», ha detto. «Ma Russell ha avuto problemi di squadra, sfortuna e, a Miami, anche qualche errore suo. Conosciamo il suo valore: tornerà competitivo già in Canada».

Il team principal indica già un possibile punto di svolta: Montreal, dove Russell vinse lo scorso anno. Un circuito che potrebbe restituirgli fiducia e rilanciare la sfida interna in Mercedes, mantenendo l’equilibrio tra un giovane in ascesa e un pilota già affermato.

 

Wolff non vuole alimentare rivalità né riscrivere la storia: per lui, la Ferrari non ha sbagliato a non puntare su un bambino di undici anni. La differenza, oggi, la fa il lavoro fatto dopo. E mentre Antonelli continua a sorprendere, Mercedes rivendica la sua parte: non averlo trovato, ma averlo costruito.

 

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Foto copertina x.com

Foto interna x.com


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