Gp Malesia - Gara

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Sebastian Vettel è il secondo vincitore della stagione e riporta la Red Bull più in alto di tutti, lì dove oggi sperava di essere la Ferrari. Una Ferrari ferita da subito, interrotta prima di poter mostrare cosa avrebbe potuto fare oggi Fernando Alonso, che sicuramente sarebbe stato a lottare lì tra i primi. I “se” e i “ma”, però, servono a ben poco, spazzati via da quell’ala che beffardamente si è andata a danneggiare sotto il posteriore della RB9 di Vettel, poche centinaia di metri dopo il via. Un incidente lieve ma dalle pesanti conseguenze per l’inizio stagione della Ferrari, che improvvisamente comincia a essere in salita.

Un incidente anche strano se vogliamo: perché Vettel ha rallentato così tanto da trarre quasi in inganno un pilota navigato come Alonso? E’ bastato un tocco lieve per dimostrare ancora una volta che c’è qualcosa che non va nei regolamenti che disciplinano la tecnica di queste auto: le ali anteriori larghe (introdotte nel 2009), che si estendono fino a coprire tutto il battistrada, sono state troppe volte causa di incidenti o ritiri. Basti pensare all’ultimo stop in gara dello stesso Alonso, a Suzuka l’anno scorso, provocato da un “pizzico” dell’ala anteriore di Raikkonen sulla gomma posteriore sinistra di Fernando (gomma KO, testacoda e gara subito finita con un mondiale azzerato a vantaggio di Vettel…). Piccoli dettagli che in realtà determinano troppo ingiustamente l’esito di un gran premio, ma questa è un’altra storia…


Andiamo alla corsa: partita con asfalto umido (quindi gomme intermedie), la gara è stata da subito caratterizzata da un alternarsi di tratti di pista bagnati a tratti più asciutti. La situazione è andata via via migliorando fino a consentire l’uso di gomme slick da asciutto (coperture hard e medium erano la scelta Pirelli per quest’appuntamento: rispettivamente banda arancio e banda bianca), gradualmente montate da tutti, a partire da Vettel e Massa (anche se il tedesco soffriva un po’ la presenza di tratti di pista ancora umidi). La leadership per buona parte del gran premio, però, è stata di Mark Webber, che ha operato scelte di gomma diverse rispetto al suo compagno di squadra, ovvero gomme a mescola hard. Una scelta che di sicuro ha pagato, permettendo all’australiano di mantenere un buon ritmo sul campione del mondo.

Ritmo tutto sommato retto proprio da Vettel e poi dalle Mercedes, che oggi hanno disputato una gara importante a conferma della crescita di qualità del team. Dietro le Red Bull, che nonostante la doppietta sono apparse decisamente più “terrestri”, si sono posizionate infatti proprio le monoposto di Lewis Hamilton e Nico Rosberg.

Parzialmente incolore la prestazione di Felipe Massa, che è sembrato lontano (così come la sua F138) dal ritmo avuto a Melbourne: il brasiliano ha sofferto nelle prime fasi di gara, quando l’acqua condizionava ancora l’aderenza del tracciato, per poi riprendersi verso fine gara, quando con gomme fresche a mescola medium è stato in grado di sbarazzarsi delle Lotus, andando a ghermire in pochi giri Romain Grosjean che aveva ben una decina di secondi di vantaggio! Un’unghiata che ha consentito a Felipe di chiudere quinto e piazzarsi dietro le due squadre dominatrici.

La lotta a quattro tra i piloti Red Bull e i piloti Mercedes, però, si è presto trasformata in una lotta interna tra compagni di squadra e in un valzer di battute via radio coi muretti dei rispettivi team! Mark Webber, infatti, stava per avere la meglio sul compagno di squadra, uscito dai box in coda all’australiano. Da lì l’inizio di una bellissima sfida tra i due, che comunque il team voleva evitare invitando i piloti a mantenere le posizioni e concludere comunque con un’ottima doppietta. L’istinto del campione violento, del famelico che vuole vincere a tutti i costi, sempre e comunque, ha avuto invece la meglio su Sebastian Vettel, che ha attaccato senza esitare Webber fino a superarlo in esterno curva dopo una staccata. Un gesto improvviso, spettacolare ma feroce, che ha spiazzato lo stesso Webber e creato gelo nei box, ricordando quasi alla perfezione la prepotenza agonistica che Michael Schumacher sapeva avere su Barrichello ai tempi d’oro in Ferrari. Si è detto spesso che il primo avversario di un pilota è il suo compagno di team: questa verità, più o meno allo stesso modo, l’ha assaggiata anche Nico Rosberg. Il pilota Mercedes, alle spalle della bagarre di testa, si è ritrovato a dover “soccombere” a Lewis Hamilton. I piloti in argento, infatti, hanno chiuso con il terzo e il quarto posto dopo aver a lungo battagliato. Poi la voce del team ha indotto Rosberg a non cercare più battaglia e a scortare Hamilton (più lento del tedesco) verso il suo primo podio con la Stella a tre punte.

L’epilogo tra i due è stato meno crudo rispetto a quello vissuto da Vettel e Webber, ma l’agitazione di Rosberg sugli scarichi del suo compagno inglese la diceva molto lunga. Perché non c’è posto per entrambi, ci dev’essere sempre un pilota migliore di un altro, sia per volere della pista che per ragioni meno sportive e più politiche.

Si è così conclusa la seconda gara di questo campionato, a una settimana dal primo appuntamento in Australia, con la delusione rabbiosa di Mark Webber, con l’irruenza cattiva di Sebastian Vettel, che si è preso con la forza una vittoria attesa, desiderata, importante. Importante per il morale, suo e degli avversari, per tentare già da ora una fuga che lo porterebbe a eguagliare i super-record di Fangio e Schumacher (unici a fare un poker di iridi consecutive), contro un Fernando Alonso ancora una volta sfiorato da una sorte beffarda ma mai domo, mai arreso. Anche se può sembrare una piccola eresia, sembra di vedere nello spagnolo un po’ dello spirito di quel Villeneuve che tornava in pista con una ruota posteriore strappata, impossibilitato a proseguire eppure ancora lì a combattere… Allo stesso modo Alonso ha continuato per pochi chilometri a non cedere la posizione, a crederci, a lottare senza alcuna ombra di tregua fino a quando quell’ala già ferita si è infilata sotto la F138 eliminando anche la direzionalità delle ruote anteriori ed esiliando cavallo e cavaliere sulla sabbia, lì dove le speranze non possono più crescere, lì dove tutti i piloti devono trovare subito il coraggio di continuare ad aver fede nella propria battaglia, mai stanchi di cadere. Gilles, Mennea e Simoncelli, come tutte le altre stelle celesti che hanno consacrato la vita all’infinita e affascinante sfida della velocità, sicuramente sono lì su quel cordolo invisibile a ricordarlo con forza…

 

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