Austria 1975: il gorilla, la pioggia, il traguardo
28/06/2026 07:30:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Immagina il vecchio "Österreichring". Non il moderno "Red Bull Ring", ordinato e sicuro. Parliamo di un enigma d’asfalto che serpeggiava tra le colline austriache: velocissimo, spietato; immerso nella pioggia e nella nebbia di quel pomeriggio d’agosto del 1975.  

Sul circuito incombono nuvole nere. L’acqua cade a secchiate. Più di un campione del mondo fatica a tenere la macchina in pista. Le Ferrari sembrano destinate a dominare, in particolare quella di Lauda davanti al pubblico di casa, mentre molti piloti lottano semplicemente per sopravvivere.  

E poi c’è lui: Vittorio Brambilla. Il “Gorilla di Monza”. Un uomo massiccio, ruvido, poco elegante e tremendamente veloce quando il cielo decide di trasformare una gara in una battaglia. Nessuno lo considera il favorito. Guida una March che non appartiene all’élite della Formula Uno. Eppure, laddove lo sguardo degli altri non va oltre una visiera appannata, lui scorge un sentiero verso la gloria.  

Giro dopo giro risale. Sorpassa. Attacca.

La sua March danza sul diluvio come una nave corsara in mezzo alla tempesta. Mentre gli avversari esitano, lui affonda il piede. Quando la pista diventa un torrente, lui sembra trovarsi a casa. Alla fine supera anche James Hunt e prende il comando della corsa.  

Austria 1975: il gorilla, la pioggia, il traguardo

E quando arriva il caos? La pioggia è ormai insostenibile. I piloti protestano. I commissari discutono. Nessuno sa davvero cosa accadrà. Infine viene esposta la bandiera a scacchi e la gara viene fermata dopo appena ventinove giri. Saranno assegnati solo metà dei punti, ma poco importa. Il destino ha già scelto il suo eroe.  

Brambilla vede il traguardo. Capisce.

Dopo anni di lotte, di incidenti, di occasioni mancate, sta per vincere il suo primo Gran Premio. Sarà anche l’unico.

Nell’esplosione di gioia alza il braccio per festeggiare. Forse due. Forse uno soltanto. Le testimonianze divergono. Ma la leggenda è unanime su una cosa: l’emozione prende il sopravvento. La March sbandata sul mare d’acqua, perde aderenza e finisce contro le barriere proprio mentre celebra la vittoria.  

Un attimo prima re del mondo.

Un attimo dopo con il muso distrutto.

Ma vincitore.

Per sempre vincitore.

La folla esplode. I meccanici impazziscono di gioia. Brambilla completa il giro d’onore con la macchina sfasciata, salutando il pubblico. È l’immagine perfetta di quell’uomo: selvaggio, imperfetto, autentico, com'era la Formula Uno degli anni Settanta.

Molti campioni hanno vinto decine di Gran Premi e sono stati dimenticati;

Brambilla ne ha vinto uno solo, ma sotto il diluvio, sul circuito più feroce d’Europa, "riuscendo" persino a schiantarsi dopo aver conquistato la gloria. Ogni volta che lo si nomina, a più di mezzo secolo di distanza, una March arancione sta ancora nuotando verso il traguardo. 

Foto copertina www.formula1.com

Foto interna www.redbull.com

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