Una gara da togliere il fiato. No, non ci riferiamo chiaramente alla cavalcata solitaria e senza ostacoli di Sebastian Vettel lì davanti a tutti ma parliamo dei corpo a corpo, delle lotte col coltello fra i denti, delle botte (in senso neanche tanto metaforico) che in tanti si sono rifilati dall’inizio alla fine del gran premio.
Il tedesco della Red Bull ha conquistato la sua vittoria numero 28, con il contributo della sorte che gli ha allontanato quasi da subito la Ferrari di Alonso, unica reale minaccia per la vittoria della gara. Enzo Ferrari sosteneva sempre che non si può parlare di sfortuna nelle corse, perché se qualcosa va male è da imputare a qualcosa di sbagliato, a un errore, a una mancanza. Oggi, però, la Ferrari è stata di nuovo bersagliata da una serie di coincidenze sfavorevoli che hanno pregiudicato il lavoro della domenica, quando si poteva concretizzare la superiorità intravista nelle libere ed emersa lievemente nella sessione del sabato, quando Fernando ha segnato il crono più veloce. Poi, in qualifica, le solite piccole falle che da tempo impediscono alla Ferrari di dominare in Q3.
Partendo però dalla seconda fila Alonso poteva ben sperare, sapendo di avere davanti la Mercedes di Rosberg (non irresistibile in gara anche se veloce in qualifica) e la Red Bull di Vettel (che non ha il passo gara della F138).