Button e Perez lotta senza regole
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Il boss della McLaren Martin Whitmarsh e il direttore sportivo Sam Michael subito dopo la gara del Bahrain sembravano davvero esausti. Come due genitori che assistevano impotenti a una lite furibonda tra due figli nel salotto di casa, con le mani nei capelli, sperando che nessuno dei due si facesse davvero male e che alla fine non si rompesse niente. Button e Perez, i figli in questione, hanno dato spettacolo con una lotta durata praticamente 30 giri, con sorpassi, controsorpassi, ruotate e persino fuoripista.
A Sakhir sono saltate tutte le gerarchie, ammesso che ci siano mai state: il fratello maggiore Button da sempre calmo e signorile ha reagito ai continui "dispetti" del fratellino terribile Perez e sono letteralmente volate scintille. 
Dopo il Gran Premio del Bahrain i due piloti sono stati convocati dalla squadra per mettere in chiaro alcuni "limiti" che non devono essere superati nella rivalità in pista, ma a quanto pare i piloti hanno chiesto ed ottenuto di poter continuare a "gestirsi" in autonomia. 
Button con la solita grande intelligenza ha riflettutto su quanto accaduto: "Dopo la gara era importante sedersi con la squadra e Checo e parlare tutti insieme, affrontare il problema e andare avanti. Penso che siamo molto fortunati per quello che ci hanno permesso di fare in gara. Ci sono un sacco di squadre in cui i compagni di squadra non sono autorizzati a rivaleggiare, ma non dobbiamo approfittarne. Tutti noi lo comprendiamo e ora speriamo di poter correre a Barcellona combattendo in modo pulito si spera per la vittoria, non per la sesta o settima posizione!"
Ma il pilota inglese ha anche dichiarato che in fondo sono cose che nascono in pista e dovrebbero essere risolte in pista, senza che i media gonfino la storia, riferendosi soprattutto ai messaggi radio trasmessi in diretta: "Il problema con la radio è che il mio messaggio non è per le masse, è pensato per la squadra. In un certo senso è un peccato che le aziende televisive possano scegliere i messaggi che vogliono, perchè possono essere arrivare nel modo sbagliato. Ero ovviamente arrabbiato, ma la rabbia doveva essere mantenuta all'interno del team, perché sto parlando con la squadra, non sto parlando con le televisioni"


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