Racing Bulls irriconoscibile a Baku: la nuova ala non basta
26/09/2026 08:15:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Quello di Baku sembra uno dei weekend più complicati della stagione per la Racing Bulls. Una squadra che nella prima parte del 2026 ha spesso mostrato di poter essere stabilmente nel gruppo di centro classifica, arrivando a giocarsi con continuità la zona punti, in Azerbaijan si è invece ritrovata lontana dalla competitività abituale.

Il problema era apparso abbastanza evidente già nelle prove libere. Sul lunghissimo tratto full throttle che porta dal settore della città fino al traguardo, la VCARB ha pagato una resistenza all'avanzamento superiore rispetto ai riferimenti diretti. Il team aveva preparato per Baku anche una nuova configurazione d'ala con l'obiettivo di ridurre il drag, ma quanto visto finora suggerisce che l'intervento non sia stato sufficiente per riportare la monoposto nella finestra prestazionale mostrata nei precedenti appuntamenti.

Lo ha ammesso senza troppi giri di parole Liam Lawson: «Siamo stati semplicemente lenti questo weekend». Tra FP3 e qualifiche qualche passo avanti è arrivato, ma il neozelandese si è fermato alla dodicesima posizione. Il suo ultimo giro, secondo il pilota, stava procedendo molto bene fino alla parte conclusiva, dove l'assenza di una scia ha avuto un peso importante.

«Ho provato a partire abbastanza vicino a Max, ma il suo giro di uscita era troppo veloce e lui è anche più veloce di noi. Alla fine del giro si era allontanato e io stavo praticamente facendo un buco nell'aria», ha spiegato Lawson. A Baku la scia sul lunghissimo rettilineo finale può valere diversi decimi e, con distacchi ridotti nel gruppo, può significare la differenza tra avanzare o fermarsi prima.

Non è stato comunque soltanto un problema di scia. Lawson ha parlato anche di surriscaldamento, mentre Tim Goss ha confermato che il lavoro svolto nella notte (con rottura del coprifuoco) si è concentrato su diversi aspetti: consistenza in frenata, grip nelle curve lente e ulteriori regolazioni sia sulla configurazione della vettura sia sulla Power Unit. Segnale che il limite incontrato dalla Racing Bulls a Baku appare più ampio del solo drag.

«Abbiamo sicuramente perso parte della nostra competitività abituale», ha ammesso il Chief Technical Officer. Su un circuito come quello azero, ha aggiunto Goss, ai piloti serve soprattutto una vettura della quale potersi fidare nelle frenate più violente e nelle numerose curve a 90 gradi. Qualche miglioramento è arrivato, ma «c'è chiaramente ancora molto da capire per riportare il pacchetto nella sua normale finestra di funzionamento».

Ancora più difficile il fine settimana di Arvid Lindblad, quindicesimo in qualifica. L'incidente nelle libere ha complicato ulteriormente un weekend nel quale il giovane pilota aveva già perso diversi giri nelle prime sessioni. Dopo il botto, inoltre, Lindblad ha spiegato di non disporre della stessa configurazione della monoposto di Lawson.

Il limite principale è stato però la frenata. «È stata incredibilmente diversa in ogni curva e a ogni giro. Quando succede una cosa del genere è molto difficile costruire fiducia, soprattutto su una pista come questa dove tutto ruota intorno alla frenata e non c'è margine per l'errore».

A questo si sono aggiunti alcuni problemi alla Power Unit, altro elemento che ha impedito di costruire un weekend lineare.

Le prospettive per la gara restano quindi difficili. Lindblad non ha ancora completato un vero long run con alto carico di carburante e non ha nascosto il proprio pessimismo: «Normalmente siamo più lenti in gara che in qualifica, quindi se siamo già abbastanza medi in qualifica non promette bene».

Foto di copertina di Luca Martini / WHYOUT Images

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