Gp Ungheria - Gara
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E’ finalmente riuscito a spezzare quella che era diventata una piccola “maledizione”: vincere con la Mercedes. In realtà era solo questione di tempo, perché da un pilota come Lewis Hamilton c’è da aspettarsi questo e ben altro ancora. Intanto, per il momento, dobbiamo accontentarci – si fa per dire – del trionfo odierno. Una vittoria cercata con parecchia forza sin dalle qualifiche, con quella pole strappata al solito Vettel grazie a un giro magico su un circuito abbastanza tortuoso e impegnativo. Qui Lewis, nonostante una carriera ancora giovane, ci ha vinto ben quattro volte (2007, 2009, 2012 con la McLaren e oggi con la Mercedes) e ha stupito tutti. Ci si aspettava un dominio Red Bull, evento abbastanza possibile, ma questa volta il pilota ha avuto la meglio. Certo, qualcuno dirà che le Pirelli di nuova costruzione (in realtà vecchia perché la struttura è presa in prestito dal progetto dello scorso anno ma unita alle mescole 2013) potrebbero aver dato una mano ma in realtà conta limitatamente.


Sin dal venerdì – continuando poi il sabato – ci si è chiesti con insistenza quali sorprese sarebbero saltate fuori, in termini cronometrici, sul circuito dell’Hungaroring. C’è stato tanto caldo, con temperature ambientali da estate mediterranea e punte di oltre cinquanta gradi sull’asfalto. La Ferrari ha avuto una discreta e incoraggiante progressione man mano che la pista si è gommata nel weekend ma in gara è stata un mezzo disastro. Qualcuno avrà da obiettare che Alonso ha lottato nelle prime posizioni. Di fatto, però, lo spagnolo ha chiuso in quinta posizione. Un risultato migliore di quanto si temesse dopo le ultime gare. Fernando ha chiuso a mezzo minuto dalla Mercedes di Hamilton e Felipe a quasi un minuto. Cosa sta succedendo alla Ferrari? La forza della F138 l’abbiamo tristemente salutata in Spagna, perché da quel momento in poi i risultati sono precipitati in maniera quasi inspiegabile.

Incredibili paradossi della Formula 1: nel 2012 il progetto di Maranello era apparso negativo sin dal principio ma nonostante questo ci fu mediamente un’ascesa prestazionale che portò Fernando ad avere rosee visioni mondiali in chiave estiva. Adesso sta accadendo esattamente il contrario: partiti bene si stanno abbondantemente perdendo per strada senza riuscire a ritrovare la via della salvezza. Colpa degli sviluppi? Probabilmente sì. Colpa, quindi, di mancate corrispondenze tra i dati della galleria del vento di Colonia (attualmente la Ferrari sta usando la galleria ex-Toyota perché la propria è in fase di rinnovamento) e i dati della pista? Ancora più probabilmente, sì. Sta di fatto che da quando sono stati vietati i test privati individuali nel corso della stagione e sono stati “congelati” i motori (si usano gli stessi dal 2006…), il Cavallino ha perso il suo smalto, a parte qualche stagione in forma e alcuni acuti. Alonso gela tutti e dice che da quattro anni combatte con una vettura che ha cinque decimi o un secondo di svantaggio dalla leadership, aggiungendo subito dopo che lui e la squadra hanno quasi sempre combattuto fino alla fine del mondiale (vero, se consideriamo il 2010 e il 2012). Messaggi fin troppo chiari: non è Fernando a sbagliare. Lui, anzi, ci mette l’anima e compensa (come tutti i fuoriclasse) le magagne della macchina. Tocca solo agli uomini di Maranello dare una risposta forte e chiara per affrontare con le giuste armi le rimanenti nove gare del mondiale 2013, dove tutto sommato ancora tutto può succedere.

Sebastian Vettel, che sembrava già da tempo il predestinato in questo weekend, ha invece sofferto un po’ (nonostante una Red Bull in forma). Partito dalla seconda posizione, si è difeso bene nonostante uno start non fulmineo. Ha rappresentato una piccola grande minaccia per Hamilton, confidando forse nel previsto – ma poi non avvenuto – forte degrado delle Pirelli ad opera della Mercedes. La lotta con Button davanti e Grosjean dietro (dopo la sosta ai box) gli ha poi tolto del tempo prezioso nella lotta per conquistare la leadership della gara. Kimi Raikkonen, nelle fasi conclusive, è riuscito a stare davanti al campione tedesco e a contenere i suoi assalti fino alla bandiera a scacchi. Poco sportive le lamentele di Sebastian quando a pochi km dalla fine, in curva 4, Kimi ha difeso neanche troppo veementemente la posizione chiudendogli un po’ la porta nel corso di un attacco esterno. Sia Vettel che la Red Bull, in più di un’occasione, hanno dato la sensazione di non saper mai perdere o accettare la superiorità di un avversario, seppur momentanea.

Da oggi parte la famosa pausa estiva che vedrà la Formula 1 ferma per più settimane, sia in pista che negli uffici tecnici. Si tornerà a gareggiare a fine agosto, sul tracciato di Spa (seguito poi dal classico appuntamento di Monza), dove la Ferrari spera di ricominciare a sfoderare un crescendo di competitività che, giunti a questo punto, è la sola speranza per permettersi di lottare fino a San Paolo. I conti, però, non si faranno solo con la Red Bull ma anche con la Lotus e soprattutto con la Mercedes…

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