Quella volta che Pérez rischiò 5 anni di squalifica
02/10/2026 07:50:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Una flebo per recuperare dopo il caldo di Sepang e una foto pubblicata con troppa leggerezza su Instagram. A due giorni dal GP del Bahrain in Malesia, vale la pena tornare su una storia che avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per Sergio Pérez.

A raccontare oggi il curioso retroscena è Otmar Szafnauer, che all’epoca era Chief Operating Officer della Force India e si ritrovò a gestire direttamente una situazione diventata improvvisamente molto più seria del previsto.

Siamo nel 2016. La Formula 1 corre a Sepang e Pérez, allora pilota della Force India, non sta bene. Il caldo e l’umidità della Malesia possono mettere duramente alla prova i piloti e, dopo la gara, il suo fisioterapista decide di somministrargli per via endovenosa degli elettroliti per favorire il recupero.

Il problema, come ricorda Szafnauer, non era tanto ciò che gli veniva somministrato, quanto il metodo utilizzato. Le infusioni endovenose sono infatti soggette alle norme antidoping e possono essere vietate al di fuori delle eccezioni previste.

Ma a trasformare una situazione già delicata in un vero caso fu lo stesso Pérez.

«Sergio, il genio, decide di pubblicarla su Instagram», racconta oggi Szafnauer con una certa ironia.

Nella fotografia il messicano appariva infatti con la flebo al braccio. Un’immagine che inevitabilmente attirò l’attenzione e fece scattare gli approfondimenti sulla procedura utilizzata.

Il calendario, intanto, non concedeva pause. Dopo Sepang la Formula 1 si trasferiva direttamente a Suzuka per il GP del Giappone e Szafnauer ricorda perfettamente il momento in cui si rese conto delle dimensioni assunte dalla vicenda.

«Atterrai in Giappone e il mio telefono esplose per questa storia».

A quel punto il dirigente Force India cercò una soluzione. Contattò Mark Gay, avvocato specializzato in diritto sportivo, e insieme a Julian Jakobi iniziò a lavorare per chiarire quanto accaduto.

Uno degli elementi centrali della difesa riguardava proprio le condizioni di Pérez: il pilota non stava bene e la flebo era stata utilizzata per reidratarlo. In presenza di una disidratazione tale da richiedere un ricovero ospedaliero, una somministrazione endovenosa avrebbe potuto rientrare nelle normali cure mediche.

La questione arrivò comunque fino agli organismi antidoping. Alla domanda se la FIA avesse investigato e se fosse stata coinvolta anche la WADA, Szafnauer risponde senza esitazioni: «Sì. Dovevano farlo».

Alla fine la situazione venne risolta, ma secondo il racconto dell’ex dirigente Force India il rischio corso da Pérez era enorme: «Era vicino, rischiava cinque anni di squalifica».

Una storia rimasta lontana dai grandi riflettori e riemersa dieci anni dopo proprio alla vigilia del ritorno della Formula 1 a Sepang.

«Adesso sarebbe stato facile», scherza Szafnauer riferendosi alla fotografia. «Avresti potuto dire: “È l’intelligenza artificiale”».

La risposta in studio arriva immediatamente, tra le risate: «Non sono sicuro che reggerebbe in tribunale».

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