Si discute tanto di una Formula 1 sempre più show e sempre meno sport, nella quale i piloti hanno assunto un'immagine ovattata, quasi da VIP, e in tutto questo Max Verstappen sembra andare nella direzione opposta. E non certo perché appartenga alla vecchia guardia: ha appena compiuto 29 anni.
Eppure, per atteggiamento e rapporto con le corse, sembra incarnare sempre più il vero racer: uno che vuole guidare qualsiasi cosa abbia quattro ruote, che scende da una F1 e sale su un kart o su una GT, che parla senza troppi filtri e che continua a mostrarsi autentico, diretto ed estremamente sincero. Anche quando sarebbe molto più semplice rifugiarsi nelle consuete risposte da paddock.
Lo ha fatto ancora una volta in una lunga intervista a The Fast and the Curious, parlando del futuro, delle gare che vorrebbe disputare fuori dalla Formula 1 e del rapporto con i piloti più giovani. Risposte semplici, senza formule preparate e senza quella prudenza quasi obbligatoria che spesso accompagna le dichiarazioni di altri piloti.
Il tema più interessante riguarda proprio le corse oltre la Formula 1. Il calendario 2027 offre apparentemente qualche possibilità in più, ma Verstappen ha già escluso una partecipazione alla 24 Ore di Le Mans: «Posso già dire che non succederà il prossimo anno. Non è il momento giusto per impegnarmi in un programma per Le Mans. Se voglio farlo, voglio prepararmi davvero bene e non ho il tempo per farlo».
Se un giorno sarà a Le Mans, vuole arrivarci preparato per vincere. Molto più concreta è invece la possibilità di rivederlo al Nürburgring: «Avendo già fatto la Nordschleife, penso che sia un'ottima opportunità. E se poi ci fosse un po' più di tempo, fare Spa sarebbe davvero fantastico».
Del resto, il suo calendario racconta già perfettamente quanto Verstappen sia diventato un racer a tutto tondo. Dopo Baku, Sepang e Singapore, tre Gran Premi consecutivi, Max non utilizzerà il primo weekend libero per riposarsi: dal 16 al 18 ottobre correrà a Portimão nel finale del GT World Challenge Europe, al volante della Mercedes-AMG GT3 di 2 Seas Motorsport schierata sotto il nome Verstappen Racing. Sarà il suo debutto nel GTWC Europe e sulla stessa griglia troverà anche Valentino Rossi. Poi, appena una settimana più tardi, tornerà sulla Red Bull ad Austin.
Significa correre per sette weekend consecutivi tra Formula 1 e GT3. Non sembra esserci bisogno di cercare molte altre definizioni per spiegare quale sia oggi il rapporto di Verstappen con il motorsport: quando può correre, corre.
Ma forse la parte più bella dell'intervista arriva quando gli viene ricordato quanto raccontato da Franco Colapinto. L'argentino, che non affronta un momento sereno della sua esperienza in F1, aveva parlato della disponibilità di Verstappen nei confronti dei piloti più giovani, sottolineando quanto Max sia disposto a parlare con loro e ad aiutarli.
La risposta è probabilmente una delle fotografie più nitide del Verstappen di oggi: «Penso di essere così di natura. Se la gente mi fa delle domande, non nascondo le cose, sono un libro abbastanza aperto. Apprezzo quando le persone sono gentili con me e quando mi rispettano, io le rispetto».
Il ragazzo arrivato giovanissimo in Formula 1, aggressivo e spesso divisivo, oggi è diventato un riferimento anche per la nuova generazione. Non perché abbia assunto artificialmente il ruolo del veterano, ma perché continua a comportarsi secondo una logica molto semplice: le corse e il rispetto sempre come punto di riferimento.
La stessa trasparenza emerge quando gli viene chiesto quale vantaggio possa avere a Sepang rispetto ai tanti piloti che non hanno mai corso qui. Verstappen, vincitore dell'ultima gara disputata in Malesia nel 2017, smonta immediatamente il concetto: oggi tutti lavorano talmente tanto al simulatore che, per un pilota di alto livello, bastano pochi giri per adattarsi. «Non lo vedo davvero come un vantaggio». Del resto, sono soltanto dieci i piloti dell'attuale griglia ad aver già corso a Sepang.
E persino parlando della stagione più difficile degli ultimi anni, Verstappen non cerca formule particolari. Dopo 15 appuntamenti non ha ancora vinto un Gran Premio nel 2026, pur essendo tornato stabilmente nelle zone alte con una serie di podi e il secondo posto di Baku.
«Spero davvero che almeno riusciamo a vincerne una. Sarebbe davvero bello quest'anno porsi questo obiettivo, perché è stato un inizio d'anno difficile. Stare sul podio è bello, ma ovviamente stare al centro è il massimo».
Niente proclami, nessuna necessità di trasformare ogni risposta in un messaggio studiato. Domani parte dalla pole e avrà più di una possibilità di raggiungere il suo obiettivo.