Sembrava il “solito” weekend di gara a cui la stagione 2014 ci ha abituato: una singolar tenzone tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton, la più classica delle lotte corsaiole, quella “fratricida”, tra compagni di squadra. E invece no. Emozioni e salti sulla sedia a valanga per l’appuntamento canadese a Montreal, la pista che stressa maggiormente l’impianto frenante e che conserva una caratteristica sempre più rara: la presenza dei muri e delle barriere a pochi metri dal tracciato. Lewis Hamilton, qui, aveva colto ben sette anni fa la prima vittoria nella massima formula, diventando sempre più scomodo per l’allora compagno in McLaren, Fernando Alonso. Oggi, sempre su questa pista, la storia un po’ si ripete ma con altri protagonisti: Daniel Ricciardo, talento tirato su dall’accademia Red Bull, si è consacrato ed è entrato nel prestigioso club dei vincitori in Formula 1!



Un trionfo certamente inaspettato (almeno per il momento) ma conquistato duramente sul campo, sebbene con la complicità incredibile di un altrettanto inattesa fragilità della super Mercedes… La vittoria sembrava una mera questione tra gli oramai abituali duellanti, con Lewis Hamilton intento a inseguire e sconfiggere il suo compagno di squadra, sua nemesi in chiave 2014. Mentre si stava profilando per l’ennesima volta la fuga del duo Mercedes rispetto al resto del gruppo, il destino ha mescolato le carte e generato lo scenario in cui entrambe le imbattibili W05 di colpo sono diventate terrestri come le altre monoposto, vulnerabili come le altre auto. Un guasto interconnesso tra kers e brake by wire (sistema frenante) ha messo in poco tempo KO Lewis Hamilton, spianando la strada a Nico Rosberg, fresco vincitore di Monaco e abile fustigatore di morale per Lewis. Sembrava tutto pronto e servito per il tedesco ma contemporaneamente al problema di Hamilton si è verificata un’anomalia analoga sulla monoposto di Nico, nell’ovvia incredulità del muretto Mercedes…


Un colpo di scena, quindi, che ha aperto nuovi scenari e che certamente ha ridato vita allo show, alle speranze (finora massacrate) degli avversari di potersi avvicinare a quella che è la squadra imbattibile del 2014. Sergio Perez, che con una sosta ritardata è riuscito a ritrovarsi secondo alle spalle della Mercedes “ferita” di Rosberg, è stato in testa al trenino di monoposto che improvvisamente si sono potute ritrovare più vicine alla testa della corsa grazie al pesante rallentamento di ritmo del tedesco, dovuto come abbiamo già detto a un malfunzionamento complessivo della sua power unit. Tutti lì, tutti famelici e contenuti nell’arco di pochi secondi, pronti a ghermire un’incredibile vittoria. C’erano le Force India, le Red Bull, le Williams, e a spuntarla è stato Daniel Ricciardo, pressato da Vettel. L’australiano ha costruito lì le fasi repentinamente decisive per il suo primo successo, sorpassando proprio Perez tra la prima e la seconda curva e andando poi ad acciuffare sul rettifilo Nico Rosberg con una determinazione da campione, correndo gli ultimi chilometri in regime di safety car per lo spaventoso incidente occorso a Massa e a Perez giusto al principio dell’ultimo giro. Ricciardo ha saputo cogliere un’importantissima occasione, ha osato mettendo in pista il suo talento e consacrandosi in un’escalation di ottimi risultati, maturati nel corso dei vari appuntamenti. A parte la squalifica di inizio stagione è stato quarto in Bahrain e in Cina, terzo in Spagna e due settimane fa a Monaco, battendo sempre il suo blasonato compagno di squadra! Fino ad arrivare, poi, alla vittoria splendidamente maturata a Montreal, tra le lacrime nel casco, tradite solo dal canale radio aperto.



Per quanto riguarda la Ferrari, è stata un po’ la gara della delusione. Montezemolo aveva annunciato tempo fa che qui in Canada l’evoluzione della F14-T avrebbe consentito certamente dei passi in avanti. Questo lo si è visto in modo limitato, soprattutto perché le altre squadre sono tornate più forti che mai e hanno potuto metter dietro le Rosse senza particolari difficoltà. Sembra che i problemi siano a tutti i livelli: motore, aerodinamica, telaio. Non si è visto neanche il Raikkonen in gran forma che avevamo osservato con piacere a Monaco.



La classifica, dopo sette appuntamenti, vede Rosberg sempre più leader (grazie soprattutto al ritiro, pesante, del compagno di squadra) e Daniel Ricciardo schizzare al terzo posto, dietro la coppia Mercedes, con un bottino punti che avrebbe potuto essere ancora più elevato se non ci fosse stata la sfortunata squalifica in Australia. Tra due settimane si va in Austria al Red Bull Ring, sul ritrovato Osterreichring dove non si correva più da diversi anni e dove sono state scritte pagine importanti della storia di questo sport. La pista è stata rivista ma conserva la sua natura relativamente veloce, con numerosi tratti in accelerazione e l’assenza di curve secche, quindi la presenza importante di curvoni in appoggio che richiedono ottima trazione per uscire bene in accelerazione. E chissà che la Red Bull, su quello che adesso è il tracciato di casa, non trovi il guizzo per contrastare di nuovo la regina di questo mondiale…


 

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