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Gp Austria 2014 - Gara

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Nonostante l’esito di questa gara, allineato perfettamente con il resto della stagione finora disputata, il gran premio austriaco è stato il culmine di un weekend di gara per niente scontato. Il ritorno a una pista vecchio stile, storica, ha ridato un minimo di ossigeno allo spettacolo, sbalordendoci con la fantastica prima fila del team Williams e con la pole di Felipe Massa, di nuovo al palo dopo diversi anni. I saliscendi del nuovo Red Bull Ring (rinnovato nel nome e nel maquillage), posti a oltre seicento metri di altitudine, sono stati una sfida interessante per i propulsori, qui posti sotto maggiore sforzo data la rarefazione dell’aria. La presenza di ben sette motori Mercedes nel gruppo dei primi dieci classificati, infatti, non è un fatto casuale: la bontà del progetto della Casa tedesca è stata evidente anche e soprattutto in queste condizioni, leggermente differenti rispetto al solito.


Come dicevamo prima, il sabato c’è stata la grande sorpresa delle Williams, che hanno conquistato la pole con Massa e il secondo posto con un altrettanto sorprendente Bottas. La Mercedes, invece, era stata vittima di un clamoroso autogol: errore di Hamilton (apparentemente legato a un problema tecnico piuttosto che a un errore del pilota) e conseguenti bandiere gialle per Rosberg, che stava per transitare nello stesso punto. Una situazione che in gara ha generato una lotta in testa tra i due team, da cui poi è uscita vincente la Mercedes. Molto si è deciso con le prime soste, dalle quali il team che sta dominando il mondiale è uscito con uno spunto migliore rispetto alle Williams, comunque giunte non molto distanti dalla coppia in testa.



Con la sesta doppietta stagionale (su otto gare finora corse), la Mercedes continua a distanziare tutti in classifica Costruttori, dove ormai è lontana e al sicuro. E continua, soprattutto, il duello in casa tra Rosberg e Hamilton, con risultati parziali che a inizio campionato sembravano ben lontani dal potersi realizzare. Già, perché Lewis tra Sepang e Barcellona aveva piazzato quattro centri, con punteggio quindi pieno, tenendosi sempre Nico alle spalle. Da Monaco in poi, invece, le cose si sono quasi invertite: dalla presunta furbata di Rosberg in qualifica (che gli è valsa pole e testa della corsa) al diciotto a zero di Nico in Canada, si è creato attorno a Hamilton un carico di pressione che, incredibilmente, viene sofferto molto meno dal suo compagno tedesco. Rosberg, dopo la prova dell’Austria, ha dimostrato di essere giunto a una maturità piena, quindi al passo immediatamente precedente alla vittoria di un campionato. Certo, ci sono ancora moltissime gare e può succedere di tutto, ma adesso Hamilton si trova inaspettatamente indietro di quasi trenta punti a poco più di dieci gare dal termine, con una media di 2,63 punti/gara da recuperare per raggiungere Rosberg. E, soprattutto, con la già citata pressione, portatrice di guai.


La Red Bull? Il team di casa ha dovuto affrontare un weekend molto deludente, ben lontano dalle ottime cose viste a Montreal solo due settimane fa. Fine settimana nero per Sebastian Vettel, tredicesimo in qualifica e con problemi tecnici sin da subito in gara. Dopo un presunto reset delle funzioni della sua monoposto e un rientro in gara da doppiato, il campione in carica si è poi dovuto arrendere e ha dovuto ritirarsi. Meglio è andata, invece, a Daniel Ricciardo, il quale però ha perso terreno in gara: quinto in qualifica ma solo ottavo al traguardo. La sua vettura e il suo motore non potevano dare di più (tant’è che la Red Bull è tornata a lamentarsi delle unità Renault e si è addirittura materializzata l’ipotesi di una prossima fabbricazione in proprio del propulsore!).


Piccoli passi avanti, invece, per la Rossa: Fernando Alonso, quarto in qualifica, ha chiuso quinto in gara. Sopravanzato da un incredibile Hamilton, che è stato autore di una partenza fantastica (ma che ha passato lo spagnolo nel corso dei primi giri), il ferrarista ha potuto correre una gara discreta, arrivando addirittura a prendere il comando della corsa per pochi chilometri prima di fermarsi per la prima sosta ai box (ritardata rispetto alle vetture in testa). Su una pista vecchio stampo la F14-T è andata un po’ meglio, con Fernando che è riuscito a chiudere la gara a “soli” venti secondi scarsi dalla testa. Considerando i distacchi abissali subiti anche fino a poco tempo fa, un accenno di sorriso ci può anche stare. Tutt’altro discorso per Raikkonen, che purtroppo continua a patire il mancato feeling con questa vettura. Inutile farsi alcuna illusione: pensare al 2015 è l’unica cosa sensata che si possa fare a Maranello. Tra due settimane si corre a Silverstone, nel gran premio di casa di Lewis Hamilton. L’affascinante sfida del duo Mercedes continua.

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