Gp Belgio 2014 - Gara
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Il podio, dominato da Daniel Ricciardo, si trovava proprio sopra il suo box. Un segno? Una semplice coincidenza, magari. Non si è trattato però di coincidenze se il giovane talento australiano, la sorpresa di questo mondiale 2014, è salito in cima a quel podio per la terza volta quest’anno, la terza in carriera e la seconda consecutiva. Se davvero Spa è la prova finale per ogni pilota di Formula 1 che si rispetti (e così è), Daniel ha certamente superato l’esame. Il dato scioccante è la netta superiorità rispetto a Sebastian Vettel, l’uomo che ha vinto le ultime quattro edizioni del mondiale battendo più volte un altro campione del calibro di Fernando Alonso… Il tedesco ha rimediato ben 52 secondi al traguardo dal vincitore, un caso non isolato (bensì l’ennesimo) nel corso della stagione. Un dato preoccupante per Vettel e quindi assolutamente esaltante per Ricciardo, che ha saputo approfittare delle sventure Mercedes per portare a casa un altro risultato epico, straordinario.


I colpi di scena, in quest’edizione del gran premio belga, si sono visti da subito: in griglia la Ferrari di Alonso ha patito problemi relativi probabilmente alla batteria, che hanno costretto gli uomini del team a restare a fianco della monoposto più del consentito dal regolamento. Fatto che, in base alle nuove sanzioni, ha “fruttato” una penalità di cinque secondi da scontare nel corso di una sosta ai box. Fernando alla fine ha chiuso in ottava posizione dopo una sfida che ha messo alla prova le coronarie di tutti con Magnussen, Vettel e Button, tutti in lotta per la quinta posizione sul finire della corsa. Siamo sicuri che quei cinque secondi scontati in pit-lane non avrebbero cambiato poi di tanto la situazione. Di sicuro Fernando ha lottato come un leone, nel modo in cui ci ha abituato fino a questo momento, non risparmiandosi mai e lottando in primis contro la sua monoposto. La Ferrari è nemica di se stessa, lenta in confronto alle rivali (specie, non è una novità, le Mercedes e i loro team clienti), facile da superare in rettilineo, poco incline alla difesa della posizione. Lo spagnolo ha messo tutto se stesso e anche di più, come sempre, per portare a casa il miglior risultato possibile. E una bella novità è che anche Kimi Raikkonen, uno dei re di Spa (tante le sue vittorie qui), è rinato e, pur non avendo lottato direttamente per la vittoria, ha potuto giocarsi fino all’ultimo un grande podio che sicuramente meritava. La maggior velocità della Williams motorizzata Mercedes di Valtteri Bottas, suo connazionale, ha poi impedito al finlandese di chiudere sul gradino più basso del podio. Un risultato assolutamente possibile e plausibile per tutta la gara, sfumato poi a pochi chilometri dal traguardo esattamente come accaduto al suo compagno di squadra un mese fa in Ungheria, quando la vittoria sembrava ormai molto vicina.

Le analogie con il gran premio corso all’Hungaroring, però, non sono finite qui: come avvenuto in terra magiara, Nico Rosberg si è trovato a compiere una grande rimonta proprio negli ultimi giri, colmando quasi tutto il distacco (parliamo di una ventina di secondi) dal rivale diretto per la vittoria, Daniel Ricciardo. Il tedesco della Mercedes ha colto una quasi-vittoria, perché il secondo posto (in concomitanza con il semi-enigmatico ritiro di Lewis Hamilton) gli vale un nuovo rafforzamento di leadership: ben 29 sono i punti di vantaggio sul compagno di squadra inglese. Ed è qui che viene il nodo della questione: il vero e autentico colpo di scena del gran premio di oggi non lo si è avuto nelle battute finali ma all’inizio, nei primi fatidici chilometri che hanno visto proprio Rosberg cercare di sopravanzare Hamilton dopo la staccata del Kemmel, uno dei lunghi rettilinei della Formula 1. Dinamica semplice ma tanti dubbi: Hamilton resta davanti, Rosberg lo affianca in esterno e gli va a pizzicare una gomma con le solite appendici killer, che ormai sembrano più servire ad azzoppare le altre monoposto che a generare carico all’anteriore. Una manovra che potrebbe essere tranquillamente classificata come incidente di gara ma che apre scenari un po’ inquietanti: Rosberg è veramente in buona fede o c’è stato un minimo di intenzionalità nella manovra? Quel che è certo è che dopo questo contatto Hamilton ha subìto la foratura che gli ha condizionato tutta la gara e che lo ha poi portato nelle fasi successive ad un ritiro forzato. Un’altra certezza è che il team in primis, a caldo, ha aspramente criticato la manovra di Nico, condannando questo gesto in quanto ritenuto troppo precoce non essendo nelle fasi conclusive (e come dare torto?). Un episodio “strano” nell’ottica di un team tedesco che, inutile negarlo, punta sul proprio pilota tedesco per vincere il mondiale. Un episodio che getta ancora più ombre tra Lewis Hamilton, ormai quasi serenamente arrendevole nei confronti di tutto quello che da mesi accade all’interno del team, e il team Mercedes, la corazzata che ha schiacciato tutti ma che oggi, per la seconda volta consecutiva, ha dovuto inaspettatamente assistere al trionfo di una giovane stella di un team rivale…

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