Gp Abu Dhabi 2014 - Vince Hamilton

Gp Abu Dhabi - Gara

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Ha dovuto aspettare sei anni Lewis Hamilton, per riconfermarsi campione del mondo. Non sono poi così tanti i casi, nella storia della Formula 1, in cui un campione si è trovato a vivere un tale intervallo di tempo tra un alloro e quello successivo… L’enfant prodige (un tempo) della McLaren è oggi un uomo di quasi trent’anni che forse è appena entrato nella fase della maturità piena, agonisticamente parlando. Hamilton va a unirsi all’esclusivo club dei bicampioni, nella hall prestigiosa dei pluriridati, di quei piloti che non certo casualmente sono riusciti a vincere nuovamente un titolo. Parliamo di gente del calibro di Alberto Ascari, Graham Hill, Jim Clark, Emerson Fittipaldi, Mika Hakkinen e Fernando Alonso.

E’ stato sofferto, questo mondiale vinto da Lewis. Conquistato con autorevolezza ma sofferto. Le premesse si erano viste sin da Melbourne, con la superiorità dimostrata in qualifica e il flop improvviso in gara per i problemi di affidabilità della Mercedes. Da lì in poi, una striscia di vittorie schiaccianti e consecutive, interrotta a Monaco con quella manovra molto dubbia di Rosberg in qualifica. Fu lì che si spezzò qualcosa, sia tra i due che nella testa del futuro bicampione. Dopo l’unico acuto di Silverstone, con il primo guaio tecnico di Rosberg, Lewis ha chiuso la stagione in modo impeccabile con ben cinque vittorie di fila tra Monza e Austin. Un errore banale ma costato caro in Brasile e poi il giudizio finale di Abu Dhabi, con quel doppio punteggio pericolosissimo per l’inglese e ghiotto per Nico.


L’esito lo conosciamo tutti, l’abbiamo vissuto in diretta oggi con quella partenza promettente di Hamilton, che per una volta tanto è riuscito a fare meglio del suo rivale (una delle poche pecche di una stagione d’oro). Il disegno del destino, poi, ha estromesso in breve tempo Rosberg dalla lotta per il campionato con degli evidenti problemi alla power unit, priva del surplus di potenza dell’Ers, che ha relegato il tedesco a una gara difficilissima e conclusa nelle retrovie fuori dalla zona punti. A quel punto i giochi erano definitivamente fatti e un (bel) po’ di dolce poesia è tornata ad animare lo spirito delle corse, della competizione, di questo mondo che alla fine ci sa tanto emozionare. Lo ha fatto con la voglia di Rosberg di concludere gran premio e mondiale in pista (e non ai box come suggerito dagli ingegneri nelle ultime tornate); lo ha fatto con quelle ciambelle disegnate da Hamilton fuori pista, prima di raccogliere da un commissario la Union Jack e farla frustare dal vento come faceva il grande Ayrton con la bandiera verde-oro del suo Brasile; lo ha fatto di nuovo con le lacrime colme di emozione che Lewis ha fatto fatica a trattenere anche sul podio, conscio che probabilmente questo titolo vale ancora più del primo per via della forza che l’inglese ha ampiamente dimostrato sul campo con le sue undici vittorie stagionali (più del doppio di quelle di Nico…).

E’ stata anche la gara degli addii, nell’emblematico tramonto arabo e nello show dello sfarzo e delle viste spettacolari. L’addio, primo fra tutti, di Fernando Alonso alla Ferrari. Un addio consumato dopo cinque anni, due titoli sfiorati, undici vittorie e quasi cento gare combattute dallo spagnolo fino all’ultimo, senza mai cedere anche nei momenti più bui. L’addio di Vettel alla Red Bull, per inseguire prima del previsto un sogno che Sebastian cullava da tanto tempo: l’approdo al Cavallino, per tentare l’impresa delle imprese in un momento storicamente difficilissimo per la Ferrari. Con la fine del mondiale se n’è andata anche quella striscia positiva, durata vent’anni, di almeno un successo stagionale: erano ventun anni che a Maranello non si vinceva neanche un gran premio nel corso della stagione. Ventuno, come gli anni trascorsi tra il mondiale di Scheckter nel 1979 e quello di Michael Schumacher nel 2000. L’addio, probabile, di Jenson Button alla Formula 1: l’anno prossimo i veterani saranno Fernando Alonso, Kimi Raikkonen e Felipe Massa… L’addio, non ultimo, di Marco Mattiacci al muretto Ferrari, che ha vissuto per alcuni intensi mesi prima di cedere il passo, probabilmente nelle prossime ore, al suo successore.

Un mondiale che sembrava tanto scontato e noioso si è invece rivelato combattuto, intenso, emozionante, pieno di momenti al cardiopalma. Si spengono i riflettori sul circuito di Yas Marina, meraviglia dell’era moderna di questo sport, simbolo di un’opulenza che fa attrito con le difficoltà economiche che girano anche intorno a questo mondo. Si spengono, idealmente, i riflettori anche su questa lunga stagione che ha comunque dovuto attendere fino alla fine per incoronare il suo campione. Si spengono i motori, che, seppur meno rumorosi, hanno saputo farci tremare all’insegna di uno spettacolo che invece, ci auguriamo, non si spegnerà mai.

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