Gp Germania 2016 - Gara

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Nonostante ci siano ancora soltanto diciannove punti a separarlo da Rosberg (che adesso è l’inseguitore), possiamo dire che Lewis Hamilton si stia involando verso il suo quarto titolo. Sì, è vero, mancano ancora nove gare, il campionato è lunghissimo e nessun risultato appare scontato. A noi, però, piace prendere qualche piccolo rischio e ribadire, forse un po’ incautamente, che questo mondiale sta per prendere la via dell’attuale campione in carica. Basta guardare il trend delle ultime sette gare: a parte un quinto, anonimo posto a Baku, Hamilton ha innescato la personale miccia delle vittorie a tappeto e ha annichilito le ambizioni iridate del compagno di squadra.

A testimoniarlo, ancora una volta, è soprattutto la partenza. Rosberg sbaglia, Hamilton no. Nico, fortissimo il sabato, ha nuovamente (e inaccettabilmente, osiamo dire) perso la chance di fare la lepre e sfruttare al meglio la sua fantastica pole, la numero ventisette per lui! E così si è scritta una storia già altre volte ben nota: Lewis è andato subito in testa, ha preso il largo e non si è fatto impensierire neanche dalle super-competitive Red Bull, oggi unica reale minaccia per l’invincibile Mercedes. Una gara semplice la sua, condotta senza esitazione, sfruttando al meglio un mezzo inarrivabile per tutti, una monoposto che sta scrivendo nuove e importanti pagine di questo sport. Semplicemente ha vinto il pilota migliore sulla macchina migliore. Un connubio naturale, un binomio che ormai evoca associazioni come Senna-McLaren, Schumacher>Schumacher-Ferrari, Vettel-Red Bull


Il Gran Premio di Germania torna dopo un anno di incredibile assenza e lo fa nuovamente a Hockenheim, la nuova Hockenheim “mutilata”, snaturata, senza quei fantastici e infiniti rettilinei lanciati nei boschi dove si sono scritte altre grandi pagine di storia della Formula 1. Il tracciato tedesco, riempito dai tifosi sulle tribune, ha anche consacrato un’altra novità di questo Mondiale in corso: la Red Bull. Il team austriaco è tornato grande, visibile e lo ha fatto con i suoi due talenti più splendenti: Ricciardo e Verstappen. La monoposto è migliorata notevolmente, anche grazie ai passi avanti compiuti dalla Renault con la sua power unit; quest’evoluzione nel grado prestazionale ha permesso a entrambi i piloti di concludere sul podio e neanche così lontani dal vincitore. Sempre sorprendente il giovane e aggressivo Verstappen, che è stato comunque tenuto a bada da un altrettanto veloce Daniel Ricciardo, il quale sembra aver finalmente ritrovato il suo leggendario sorriso.

Di fatto la Red Bull ha scalzato la Ferrari dal secondo posto nella classifica dei Costruttori e sta costruendo la stessa impresa nella classifica Piloti. Per la Ferrari, infatti, non è notte fonda ma quasi. Il Cavallino ha vissuto un’altra gara incolore, ancora una volta fuori dal podio, segnando di fatto una caduta prestazionale rilevante rispetto a inizio stagione. Caduta che si potrebbe spiegare con i passi avanti fatti da altre squadre, che invece non sono stati accompagnati in parallelo da un efficiente sviluppo della SF16-H. Solo quinto Vettel, solo sesto Raikkonen, entrambi partiti dalla terza fila e platealmente meno veloci non solo delle Mercedes ma anche delle Red Bull. Il giro di boa del campionato è stato compiuto ed è adesso difficile pensare che la Ferrari possa anche solo semplicemente vincere uno dei rimanenti gran premi, anche con l’eventuale “aiuto” della sorte…

Ridimensionate, quindi, e non di poco, le legittime ambizioni iridate espresse soprattutto dal Presidente Marchionne. Che sia venuto il tempo di concentrare ogni forza sulla vettura dell’anno prossimo? Possibile. Anche perché la Ferrari sta attraversando l’ennesimo momento di transizione, con la fresca e triste separazione dal suo ex direttore tecnico, James Allison, tecnico di indiscusso valore ora sostituito da un altro talento: Mattia Binotto. Ci sarà sicuramente del lavoro da riorganizzare e soprattutto andranno eliminati quei problemi che impediscono alla vettura di essere veloce e che, a detta di Maurizio Arrivabene, sembrano ormai ben noti ai tecnici del Cavallino. Con Hockenheim termina un rush di gare abbastanza intenso, che ha occupato quasi tutto il mese di luglio. Adesso si andrà in pausa (test gomme Pirelli a parte, domani e dopodomani a Fiorano…) per un mese intero e si ritornerà in pista a Spa, una settimana prima di quello che potrebbe essere l’ultimo appuntamento a Monza. Uno stop che servirà a prendere fiato e rinfrescare le idee, nell’augurio di vedere un finale di campionato interessante su tutti i fronti…

 

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