#Finoallinizio

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Dopo la catastrofica partenza di Singapore Maurizio Arrivabene aveva detto che la Ferrari (0) avrebbe combattuto fino alla fine, lasciando intendere che, nonostante i preziosissimi punti lasciati sull’asfalto, il sogno di riportare il mondiale a ...

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Dopo la catastrofica partenza di Singapore Maurizio Arrivabene aveva detto che la Ferrari (0) avrebbe combattuto fino alla fine, lasciando intendere che, nonostante i preziosissimi punti lasciati sull’asfalto, il sogno di riportare il mondiale a Maranello era ancora vivo.
Peccato che nelle due gare seguenti il Cavallino abbia smesso di scalpitare prima ancora iniziare, alla faccia di chi crede nei miracoli e delle imbarazzanti frasi di facciata. Che i sogni di Vettel si siano infranti addosso a Verstappen e Raikkonen era chiaro a chiunque segua questo sport con obbiettività: quello che non ci si poteva attendere era però una resa incondizionata che ha consegnato ad Hamilton il quarto titolo della carriera.


A Sepang la Ferrari numero 5 non ha nemmeno preso parte alle qualifiche, la numero 7 si è ritirata sullo schieramento; a Suzuka il tedesco si è dovuto ritirare per una candela: se qualcuno continua a pensare che la sfortuna non esiste ha ampiamente avuto modo di ricredersi, così come chi ancora sostiene che a Singapore Vettel abbia sfidato la sorte, visto che la Mercedes ha fatto oggi la stessa identica manovra.

Resta l’imbarazzante rendimento del finlandese (4), palesemente appagato dopo l’ennesimo inspiegabile rinnovo di contratto.
Non è detto che la Ferrari oggi sarebbe riuscita a lottare per la vittoria: probabilmente è così, visto che il secondo di vantaggio su Verstappen in qualifica si è trasformato in un secondo nell’intero corso della gara e che la Rossa era ampiamente più efficace della Red Bull, ma si tratta di sofismi che lasciano il tempo che trovano.
I fatti ci dicono che Hamilton (8) ha vinto in semi-souplesse, aiutato nel momento del bisogno dal fido Bottas (7), il cui terzo posto è stato sacrificato alla faccia della differente filosofia Mercedes, e dalla deleteria Virtual Safety Car (1), usata per la prima volta quest’anno in un contesto assolutamente folle, ossia con i trattori in mezzo alla pista. La storia evidentemente non ha insegnato nulla a chi governa (voto: sono finite le parole) il carrozzone della Formula 1. Una vittoria che di fatto anticipa quello che, come scritto sopra, già sapevamo da rettilineo di Singapore, ossia che il campione d’oltremanica affiancherà Vettel e Prost nell’elite di chi ha vinto per quattro volte il titolo mondiale. Un successo comunque meritato: dopo qualche distrazione di inizio campionato Lewis si è trasformato in un vero e proprio martello in grado di macinare pole position a ripetizione, tra cui spicca quella “psicotropa” di Silverstone, e di condurre con l’autorità dei grandi campioni la totalità delle gare dove ha trionfato. Le “bottas” di fortuna delle ultime settimane hanno soltanto accelerato un meritato quarto alloro: e allora non resta che da complimentarsi con un pilota che con i suoi eccessi può a volte risultare antipatico, ma che sull’asfalto riesce sempre a far valere la legge del più forte. Chapeau.

Lodi anche per Verstappen (9), passato ad un altro livello dopo la vittoria a Sepang. Dopo un aggressivo e autoritario sorpasso al claudicante Vettel si è aggrappato come un mastino alle caviglie di Hamilton, sino a taglio del traguardo. Come sospettavamo il successo della Malesia gli ha dato quelle consapevolezze di cui evidentemente aveva bisogno ed ora sembra più pronto che mai a raccogliere il testimone degli “eletti” che hanno fatto la storia della Formula 1. Malissimo invece Ricciardo (5), superato al via dal più giovane compagno e costretto a fare da comparsa sul gradino più basso del podio regalatogli dalla strategia Mercedes.

Alla Force India (8) hanno imparato a tenere a bada i bollenti spiriti di Perez e Ocon e sono riusciti ad assicurarsi punti fondamentali per il mantenimento del quarto posto nella classifica costruttori. Bene anche la Haas, malissimo Renault e McLaren, la cui faccia è stata salvata come al solito dalle magie di Fernando Alonso (9). Se qualcuno dubita del suo comportamento con le bandiere blu, sia qui che a Sepang, evidentemente non ha idea di cosa significhi lottare (correttamente) per la sopravvivenza.


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