La Lotus nera: Signora mia

La Lotus nera: Signora mia

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Tutti quelli che l'hanno posseduta davvero hanno saputo toccarla nei punti giusti, nei giusti momenti. Nera con riflessi dorati, chi non se ne sarebbe invaghito? Era un fatto di passione, quasi di sesso potremmo dire, perché quando passava non poteva che farti girare la testa, anche se il tuo cuore apparteneva alla Rossa, cui avevi giurato eterno amore. 

Fu il suo papà a decidere che dovesse vestirsi così, forse perché l'oro che le dipingeva i fianchi si intonava alle sfumature dei baffi esili che gli incorniciavano il ghigno da genio. 

Si chiamava Colin Chapman, sua figlia era la Lotus, che dal 1972 indossò una livrea nera lucente, col vizio dorato delle sigarette John Player Special che le fasciava i fianchi. Un giorno quei fianchi presero tutta l'aria di cui c'era bisogno per farla ancora più bella, eppure non mostrava niente, la Lotus 79, mistero di aerodinamica e strega dal fascino pubblicitario, che si appiccicava all'asfalto con la stessa forza, ma in direzione opposta, con cui gli aerei a un certo punto sollevano il muso verso il cielo.


Indossava le uniche minigonne al mondo fatte per nascondere, invece che per svelare. Nera ed elegante, come quei pacchetti di sigarette che si immaginano offerti a un'altezzosa signora inglese, abituata troppo bene per potersi adattare a essere una delle tante. Meglio uscire di scena, a un certo punto; come una grande attrice che non sopporta di dover dividere il palcoscenico con qualcun'altra, soprattutto se si tratta di un'inglese che vuole prendere il sopravvento, si chiami Williams o McLaren, magari vestita anche lei come un pacchetto di sigarette, solo più popolari e sfacciate, con molto meno stile; perché nessuno seppe averne più di lei, che si fece chiamare "Black beauty" e fece coppia con uomini indimenticabili: Emerson Fittipaldi, Ronnie Peterson, Mario Andretti, Ayrton Senna e tutti quelli che ebbero il privilegio di averla tra le braccia, lasciando una scia nera come il segno degli pneumatici quando baciano l'asfalto in maniera sempre più frenetica; dorata come il riflesso del sole, a metà pomeriggio, quando l'orizzonte sembra sciogliersi e perdere i contorni e quando, in mezzo a tutta quella luce, l'unica cosa scura è la sagoma di una monoposto più bella di una diva, mentre il vento indiscreto l'accarezza nei punti più nascosti, sotto il fremito d'una bandiera a scacchi. 


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