Kimi, a quando il fuoco al posto del ghiaccio?

Kimi, a quando il fuoco al posto del ghiaccio?

Contrariamente alle previsioni, la gara di Montreal non ha visto nessun sorpasso significativo. Su una pista con ben 3 punti dove è consentito aprire il DRS, e due lunghi rettilinei (tra cui il secondo più lungo del mondiale) seguiti da altrettante ...

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Contrariamente alle previsioni, la gara di Montreal non ha visto nessun sorpasso significativo. Su una pista con ben 3 punti dove è consentito aprire il DRS, e due lunghi rettilinei (tra cui il secondo più lungo del mondiale) seguiti da altrettante grosse frenate, e nonostante le prestazioni tra i 3 top-team non fossero molto dissimili, la gara è somigliata a quelle che siamo abituati a vedere a Montecarlo o a Budapest.

La vittoria di Vettel, e la deludente prestazione di Raikkonen, in gran parte sono state dunque condizionate dalla qualifica; e ancora una volta Kimi, nei momenti topici, è mancato. Prima con l’errore nell’ultimo tentativo della Q3, come a Baku, che gli è costato almeno due posizioni (e forse la prima fila), e poi alla partenza, dove ha ceduto la quinta posizione a Ricciardo. La sua gara di fatto è finita lì; dopo, 70 giri ad arrancare come ultimo degli irraggiungibili (per gli altri) top-six, mai un acuto, mai un tentativo di farsi sotto prima a Ricciardo e poi a Lewis Hamilton, che aveva gomme più vecchie di 15 giri delle sue e anche problemi di potenza. Non solo errori nei momenti topici, ma anche poca combattività in gara.


A sua parziale scusante bisogna considerare che, a differenza di Vettel, non disponeva dell’ultima evoluzione della PU, ma è difficile considerare che per questa ragione egli abbia pagato al traguardo ben 27 secondi di distacco dal compagno, anche perché, nelle sessioni precedenti del sabato i suoi tempi erano praticamente simili a quelli di Vettel, e addirittura al venerdi Kimi era nettamente davanti. Tutto questo ci porta a due conclusioni; la differenza di PU non giustifica il quasi mezzo minuto di distacco al traguardo (considerato anche che Sebastian ha spinto a fondo solo nel primo terzo di gara), e soprattutto, cosa forse ancora più grave e che si verifica sempre più spesso, Raikkonen, a differenza di Vettel, non riesce a migliorare la vettura durante il week-end, in termini di assetto e bilanciamento.

La Ferrari si ritrova, in questo momento, e ancora una volta, a combattere con un pilota solo, a differenza di Mercedes e Red Bull. E questo potrebbe condizionare non solo, ovviamente, la classifica costruttori, ma anche quella piloti, perché Raikkonen non sembra in grado di togliere punti agli avversari; non dimentichiamo che, da quando è tornato alla Ferrari, il finlandese non ha ancora vinto un gran premio (l’ultima sua vittoria risale al GP d’Australia 2013 con la Lotus), contro gli 11 successi di Vettel che è arrivato un anno più tardi (ricordiamo comunque che la scuderia gli ha tolto di fatto, due successi a Monaco e Budapest 2017, per favorire il compagno), e ha conquistato 17 podi in 86 gare con la rossa, contro i 36 (su 67 gare)  del compagno di squadra. I numeri non sono forse esaustivi, ma certamente non mentono

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