Bandiera bianca
Con un po’ di presunzione diciamo: mondiale finito. Non potrebbe essere diversamente dopo un altro week-end di perfezione targato Lewis Hamilton (10 e lode). Pole position degna del miglior Senna, gara senza rischi e sbavature ...

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Con un po’ di presunzione diciamo: mondiale finito

Non potrebbe essere diversamente dopo un altro week-end di perfezione targato Lewis Hamilton (10 e lode). Pole position degna del miglior Senna, gara senza rischi e sbavature come il professor Prost, oltre mezzo minuto rifilato all’inebetito Vettel (6), all’ennesimo KO tecnico della stagione. L’abbiamo scritto più volte nelle scorse settimane e a maggior ragione lo ribadiamo oggi: quest’anno il miglior pilota è proprio lui.

Solo Verstappen (9) è stato l’ultimo ad arrendersi, ma contro una Mercedes che sembrava uscita dal triennio magico non ce n’era per nessuno. Il campione in carica ha messo le zampone sul titolo iridato, portando il proprio vantaggio addirittura a 40 punti sul tedesco della Ferrari: un gap teoricamente colmabile nelle sei gare rimanenti (tant’è che lo stesso Lewis ha ribaltato una situazione che lo vedeva in svantaggio di 8 lunghezze negli ultimi cinque GP), ma praticamente impossibile con il materiale umano a disposizione della scuderia di Maranello (4).


Anche a Singapore abbiamo assistito all’ennesimo suicidio tattico, con un pit-stop anticipato che, anziché far guadagnare una posizione a Vettel, bravo a salire in seconda piazza con un sorpasso al via, gliel’ha fatta perdere. Poco comprensibile anche la strategia di Raikkonen (5) che, perso per perso, sarebbe almeno potuto rimanere fuori a rallentare Hamilton. Ad onor del vero la Ferrari non sembrava quella imbattibile delle ultime gare; ma a pesare non sono tanto i 10 punti persi oggi (ci potevano stare, con un 44 in un simile stato di grazia), ma tutti quelli gettati al vento a partire dalla Cina.

A Max Verstappen abbiamo già dato il voto, ma ci piace sottolineare l’enorme crescita personale registrata da Monte-Carlo in poi. Sino a quel momento era considerato una mina vagante, preso in giro da tutti (noi compresi) per l’incapacità di distinguere la PlayStation dal mondo reale. Poi qualcosa deve essersi acceso: magari in quella conferenza stampa canadese dove ha minacciato di prendere a testate chiunque gli chiedesse conto delle sue assidue frequentazioni con le barriere di protezione.

Da Montreal in poi ha ottenuto una splendida serie di podi interrotta solo dai ritiri di Silverstone e Budapest e da quella lieve penalizzazione per il duello con Bottas a Monza. Anche oggi ha guidato in modo impeccabile, rispettando Vettel sia al via, quando è stato superato, sia al rientro in pista quando ha correttamente lasciato lo spazio alla Ferrari numero 5, non cadendo nella facile tentazione di spingerla verso il muretto. Aggiungiamo poi una qualifica all’altezza di Hamilton e ci troviamo di fronte ad un temibilissimo contendente per il titolo 2019, Honda permettendo.

Il vero genio per noi, però, rimane sempre e solo Fernando Alonso (11). Ad ogni curva affrontata la nostra commozione aumenta, perché sappiamo che ce ne saranno sempre di meno a dividerlo dal capolinea della sua avventura in Formula 1. E ci chiediamo ogni volta come sia possibile che il pilota più forte di tutti non riesca a trovare una macchina degna delle sue enormi qualità; quando sulla Ferrari ci sono Vettel e Raikkonen, quando alla Mercedes la seconda guida, al posto della tuta, indossa un’uniforme da maggiordomo. Settimo, avete capito bene, settimo, con la macchina più scassata dello schieramento. Meglio di lui solo chi guida missili terra-aria; l’ultimo a non subire l’onta del doppiaggio. Alonso, con una monoposto che farebbe fatica in GP2, si tiene dietro tutti gli altri, compreso principino Leclerc. E in classifica mondiale è addirittura ottavo, a soli tre punti da Hulkenberg, e tutto questo con quella che passerà agli annali come peggior McLaren della storia. Grazie Fernando.

Ultime parole (o sarebbe meglio dire insulti) per Sergio Perez (inqualificabile): butta fuori il compagno di squadra dopo due metri e, non pago, sperona l’incolpevole Sirotkin a metà gara. Roba da bandiera nera. Concludiamo con un drive through e amici come prima. Il suo prossimo compagno di squadra sarà Stroll: prevediamo tempi bui per la Force India.

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