PASSATO, PRESENTE, FUTURO...

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Tre suggestioni in questi giorni.

Primo: l’amico Marco Privitera ricorda, giustamente, che “un conto sono le emozioni, un altro è l’aspetto sportivo” sottolineando che forse l’entusiasmo su Mick Schumacher e il suo passaggio alla Ferrari Driver Academy è eccessivo. E’chiaro, si tratta del solito confronto fra cuore e ragione. E solo il tempo ci dirà se Mick ha la stoffa e il talento del padre (noi ce lo auguriamo, perché ci piace, da accaniti e disperati romantici, il “lieto fine”).

Secondo: all’Università, il mio ottimo professore di Storia del Risorgimento, ricordava a noi sbarbatelli che la Storia è fatta di “pietre miliari”, di snodi essenziali, in un cammino spesso accidentato.

Terzo: se fosse ancora fra noi, Gilles Villenueve avrebbe appena compiuto 69 anni. E’ stato eternato dal mito l’8 maggio 1982. Avevo 10 anni. Gilles fu per me, e per tanti altri troppo piccoli prima e troppo grandi dopo (per conoscerlo), un idolo postumo. Vivo, vivissimo, ma postumo.


Potei “conoscere” Gilles con i racconti dei cugini grandi e dello zio, sfegatati ferraristi. Leggendone su Autosprint e Rombo (Internet e YouTube non esistevano); con qualche programma sportivo. Collezionando qualche rivista qua e là con tanto di immancabile poster. Quel viso mi raccontava di una purezza adamantina, di un’incoscienza spensierata nel tentare di portare al limite ogni mezzo, per poi superarlo, il limite. Le riprese video, oggi così vintage, e le tante foto (tutti conoscete le sue imprese al limite della fisica) mi diedero emozioni forti. Prima pensai: ma questo era pazzo. Poi riflettei: c’è del genio in quella follia. Come accade spesso. Dipingeva l’impossibile sulla pista. E il suo pennello era la monoposto.

Cosa unisce questi tre flash? Che le cose spesso si collegano in modi inaspettati, ma non meno affascinanti. Jacques Villenueve in qualche modo ha “vendicato” il padre, vincendo quasi in ogni categoria delle quattro ruote in cui si è cimentato, in primis diventando campione del Mondo di Formula Uno.

Per una sorta di curioso contrappasso non ha mai guidato una Ferrari. Ora arrivano due cognomi illustri e pesantissimi, ancora belle speranza, in Formula 2, sotto i colori Ferrari: che erano già scritti nella loro storia personale e nella nostra storia condivisa. E’ stata una scarica emozionale come poche. E ovviamente non ne sono rimasto immune (ormai mi conoscente: mi sciolgo come un budino davanti a certe cose). Giuliano Alesi è la speranza di Jean, pilota tanto amato quanto sfortunato, di un “riscatto” totale, di fare meglio di lui. Come ogni “vero” padre desidera.
Mick invece ha un ruolo diverso, forse opposto. Sta cercando la sua strada, nel nome del padre che non può seguirlo. Un retaggio che non potrà mai “scrollarsi” di dosso. E se il padre non avesse avuto quel maledetto incidente sulle nevi che lo tiene come non si sa, immagino che sarebbe felicissimo e apprensivo. Come accade, appunto, ai padri. Padri, figli, generazioni che si incontrano.

Passato, presente, futuro. Cognomi che non ci possono lasciare indifferenti, a noi che abbiamo la febbre rossa. Viviamo tempi interessanti nel mondo Ferrari (speriamo non troppo). Ha ben ragione Marco (Privitera). Ma ha anche ragione Gabriele (D’Annunzio): “Ridateci il sogno, vogliamo il sogno”. Che alla realtà ci pensa, spesso, la vita.

Mariano Froldi

 

Articolo originale su f1analisitecnica.com

 


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