Newey 3

Nel corso della lunga intervista rilasciata ai microfoni di The Race (sul nostro sito troverete altri passaggi), Adrian Newey, direttore tecnico della Red Bull, si è soffermato a parlare anche di Max Verstappen e del relativo rapporto con le auto sfornate a Milton Keynes.

Di seguito le dichiarazioni.

Le parole di Newey

newey verstappen

Ecco quanto dichiarato da Newey:

"Il pilota è una parte importante del circus. Nell'ultimo periodo, non tanto quest'anno, avevamo un'auto che girava velocemente ma che poteva essere un po' nervosa. E Max era molto felice di conviverci e di usarla con grande efficacia. I suoi compagni di squadra, invece, spesso hanno avuto maggiori difficoltà. Certamente al povero vecchio Checo, gli ci è voluto un po' per adattarsi. Ci è arrivato... le sue prestazioni nelle ultime gare dell'anno scorso sono state piuttosto forti.


Il focus sui feedback dei piloti

"In una certa misura, un'auto si evolve in base al feedback di chi la conduce, è un fattore significativo del modo in cui sviluppi l'auto. Consente di valutare le criticità... se la sua criticià è la stabilità dell'ingresso, allora rispondi a quella. Se la sua criticità è il sottosterzo, rispondi a quello. Ma, in ogni caso, queste auto tendono ad essere molto più limitate dagli pneumatici anteriori rispetto alla generazione precedente. Penso che sia probabilmente lo scopo degli ultimi pneumatici. I simulatori sono strumenti potenti al giorno d'oggi, ma è estremamente importante convincere i piloti a utilizzare il feedback dall'abitacolo in pista. Questo è. Hai tutti questi sensori che in generale ti dicono cosa sta facendo l'auto ma non ti dicono perché. Il motivo per cui fa qualcosa dipende molto spesso dal pilota e molto spesso il pilota adatterà il suo stile a qualunque sia la caratteristica dell'auto".

L'elogio a Verstappen

"La cosa grandiosa di Max è che sai sempre di cosa è capace l'auto perché ci sale dentro e gli torce il collo. Il suo feedback è buono. Max è molto consapevole di cosa stanno facendo le gomme e di come gestirle. È molto facile lavorare con lui, molto aperto. Gli chiedi di fare delle cose e lui ci proverà sempre. Penso che la sua reputazione di essere "selvaggio" sia ingiusta. Probabilmente quello che ha fatto in Brasile l'anno scorso è stato un po' duro. In Arabia Saudita è stato sciocco, anche se penso che si sia sentito frustrato dal fatto che Lewis (Hamilton, ndr) non lo abbia sorpassato. Ma Silverstone per me è stato un chiaro errore professionale di Hamilton, e la gente sembra avere la memoria corta"




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