1971

Ignazio Giunti

Elitario per i natali nobili che ebbe, oltre che per il patrimonio di famiglia; popolaresco nel modo di scherzare e di intendere la vita. Diremmo trasteverino non perché fosse realmente nato in quel quartiere, ma come metafora della sua veracità, che riuscì a esibire anche in dirette televisive di prestigio, come quando a La Domenica Sportiva voleva far indossare il suo casco all’irre­prensibile Tito Stagno.

Ignazio Giunti, bel ragazzo figlio del Barone Pietro e della Contessa Gabriella, romano nell’accento e nello spirito; nato per guidare e motivato a farlo, all’inizio all’insaputa della famiglia.

Sul suo casco, incastonata nel segno dell’aquila bicipite, c’era una grande “emme”: Ignazio piaceva a moltissime ragazze, ma Mara Lodirio, conosciuta alla vigilia di una Targa Florio, era speciale. Un’altra “femmina”, altrettanto bella, aveva fatto parte della sua vita scintillante: la Giulia GTA, che l’Alfa Romeo gli affidò appena divenne professionista, iniziando a mietere vittorie nella categoria Gran Turismo. Da lì, la scelta del Biscione anche per gli Sport Prototipi, allora prestigiosi quanto la Formula Uno.

Nel 1969 il decollo definitivo: la vita da ferrarista iniziò prima della Formula Uno stessa. Enzo Ferrari lo volle sulla 512. Ickx, Surtees, Amon e Merzario erano i compagni di squadra: termini di paragone che non gli fecero tremare le gambe. Al primo tentativo in Formula Uno arrivò un quarto posto a Spa, tra le Ardenne. Come iniziare gli studi direttamente dall’Università.

Il 10 gennaio 1971, a Buenos Aires per le Mille Chilometri, nulla era al proprio posto: la Matra 660 di Jean-Pierre Beltoise ferma per benzina; bandiere gialle incerte; l’altra Ferrari di Mike Parkes che gli precludeva la visuale; persino Juan Manuel Fangio, direttore di corsa, impreparato. Parkes evita la Matra per un soffio, Giunti le arriva addosso in pieno: fiamme, fumo nero, il destino che si compie.

Resta la memoria di ciò che aveva già dimostrato e di uno scanzonato sorriso. A lui rendiamo omaggio, primo grande romano dell’automobilismo, all’ombra del quale sarebbero arrivati Andrea De Cesaris, Elio De Angelis, Giancarlo Fisichella. Con il volante in mano, Ignazio Giunti era stato l’oro di Roma.




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