1983

Auguri ad Adrian Sutil - Svelato lo Stig Nero

Nasce a Starnberg, in Germania, Adrian Sutil, uno di quei piloti che hanno vissuto la Formula 1 più come resistenza che come consacrazione.

Figlio di un violinista dell’Orchestra Filarmonica di Monaco, Sutil arriva al vertice passando da karting, Formula BMW, Formula 3 e Formula Nippon, costruendosi una reputazione di pilota solido e tecnicamente affidabile. Nel 2006 entra nel Circus come test driver della Midland e resta legato, quasi ininterrottamente, alla stessa struttura anche quando diventa Spyker e poi Force India. Cambiano nomi, proprietà e prospettive, ma lui resta: una rarità in un paddock in cui la stabilità è spesso solo apparente.

Il momento che meglio racconta la sua carriera è Monaco 2008. Sotto la pioggia, con una Force India ancora acerba, Sutil è quarto a poche curve dalla fine, vicino a un risultato storico. L’errore di Kimi Räikkönen spegne tutto contro le barriere. Zero punti, ma una prestazione che vale più di molte classifiche: lucidità, controllo, intelligenza di gara.

Nel 2014 interrompe il lungo legame con Force India per approdare alla Sauber. Doveva essere un rilancio, diventa invece l’inizio del declino: una stagione difficile, una conferma promessa e mai arrivata. L’ultimo capitolo è da riserva con la Williams, prima dell’addio definitivo annunciato nel 2016.

Il bilancio parla di 128 Gran Premi, 124 punti e un solo giro veloce. Ma i numeri non raccontano tutto. Sutil è stato il simbolo di una Formula 1 di mezzo, dove il talento spesso si scontra con i limiti strutturali dei team. Un professionista serio, forse sottovalutato, che ha vissuto il Circus senza mai davvero possederlo.


 

2003

Auguri ad Adrian Sutil - Svelato lo Stig Nero

Il Sunday Mirror rompe quello che, per anni, era stato uno dei segreti televisivi più chiacchierati: lo Stig nero di Top Gear ha un nome e un cognome. È Perry McCarthy, diciamo "ex pilota" di Formula 1, e uomo dietro il volante più misterioso della TV, capace di umiliare sistematicamente gli ospiti famosi, convinti di essere grandi guidatori, ma finivano puntualmente distanziati da un uomo senza volto, silenzioso e implacabile.

La rivelazione viene presentata come uno scoop, ma il bello è che, in realtà, il segreto era già stato svelato. McCarthy lo aveva raccontato mesi prima nella sua autobiografia, spiegando senza giri di parole cosa significasse essere lo Stig originale: testare auto al limite, garantire tempi ripetibili, costruire un personaggio diventato più grande della persona.

Prima di diventare un’icona televisiva, McCarthy aveva assaggiato la Formula 1. Nel 1992 fu ingaggiato dalla Andrea Moda, una delle squadre più caotiche e improvvisate della storia del Circus: non riuscì mai a qualificarsi per un Gran Premio, vittima di una struttura allo sbando prima ancora che dei propri limiti.

Il mito dello Stig nasce proprio lì, nelle prime stagioni di Top Gear: casco nero, tuta scura, nessuna identità. Un’idea semplice e geniale che trasformava un collaudatore in una figura quasi mitologica, capace di dare credibilità assoluta ai test in pista. Non a caso, quando McCarthy viene “smontato”, il personaggio non muore. Cambia pelle. Arriva lo Stig bianco, destinato a durare fino al 2009, quando anche il suo interprete – Ben Collins – finirà per svelare la propria identità.

Ma quella prima rivelazione del 2003 resta speciale: perché segna il momento in cui il pubblico scopre che dietro il silenzio e i tempi perfetti c’era un ex pilota vero e una professionalità costruita lontano dai riflettori.

In fondo, lo Stig non è mai stato davvero “chi” guidava, è sempre stato "come" guidava.




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