
A Roma nasce Emanuele Pirro, uno di quei piloti che non fanno rumore ma lasciano un segno profondo nel cuore di chi ama davvero le corse.
In Formula 1 ha corso con Benetton e Scuderia Italia, sempre con grande grinta e intelligenza, anche se i risultati nella massima serie non hanno mai reso giustizia alle sue capacità, dimostrate in tutte le serie minori. Ma è altrove che Pirro ha scritto la sua storia come pilota: nei grandi prototipi, nelle gare di durata, dove contano regolarità, lettura della gara e rispetto della meccanica.
“Sono uno che ragiona, che usa la testa. Non mi piace maltrattare né la macchina né le gomme. […] Alzo il piede prima che la macchina faccia qualcosa che non mi piace che faccia”
Cinque volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, icona dell’Audi dei primi anni 2000, ha saputo unire la sensibilità del pilota tecnico alla grinta del “corridore”.
E’ stato commissario FIA F1 per diversi anni, dimostrando ancora una volta intelligenza, saggezza, ed anche coraggio. Poi, dal 2023 al 2024, responsabile del McLaren Young Driver Programme e infine anche presidente della Commissione FIA per le monoposto.
E oggi è una delle voci più autorevoli e competenti della Formula 1 italiana, con una capacità rara di spiegare senza banalizzare, di entusiasmare senza urlare.
Ad Emanuele va il rispetto sincero di chi capisce le corse, dentro e fuori dalla pista. Buon compleanno.

Auguri a Toto Wolff, una figura che ha cambiato il modo di intendere il ruolo del team principal in Formula 1.
Uno dei più vincenti della storia: sotto la sua guida, la Mercedes-AMG Petronas Formula One Team ha costruito un ciclo irripetibile, fatto di otto titoli costruttori consecutivi e di un dominio tecnico e organizzativo che ha segnato un’epoca.
Ma ridurre Wolff ai numeri sarebbe un errore. Il suo vero punto di forza è sempre stato l’equilibrio tra razionalità e istinto. Manager prima ancora che uomo di paddock, ha portato in Formula 1 una cultura aziendale moderna: responsabilità condivisa, fiducia nei processi, tolleranza zero per gli alibi. In un ambiente storicamente guidato dall’ego, Wolff ha imposto il metodo.
Carismatico, sì, ma mai istrionico. Diretto nella comunicazione, capace di parlare ai tifosi senza svuotare le parole di significato, e al tempo stesso abile nel muoversi nei corridoi del potere. Il suo peso politico nel paddock non è mai stato urlato: si è manifestato nelle decisioni, nelle alleanze, nella credibilità costruita stagione dopo stagione.
Fondamentale anche la gestione dei piloti. Con Wolff, la Mercedes ha vissuto rivalità interne feroci senza implodere, ha accompagnato campioni affermati e giovani in crescita, ha sbagliato – perché è inevitabile – ma senza mai perdere la rotta. La sua forza è sempre stata questa: proteggere la squadra anche quando il singolo finiva sotto i riflettori.
In un’era in cui la Formula 1 è sempre più spettacolo, Toto Wolff resta il simbolo di una leadership che non cerca consenso facile. Vince, comunica, decide. E soprattutto lascia un’impronta: quella di chi ha dimostrato che il potere, se gestito con lucidità, può diventare visione.