
Il 20 gennaio 2005 arriva l’annuncio del ritiro di Sid Watkins, dopo 26 anni come responsabile medico della FIA. Una notizia che segna la fine di un’epoca: Watkins non è stato solo un medico, ma il vero architetto della sicurezza moderna in Formula 1.
Neurochirurgo di fama mondiale, trasformò radicalmente l’assistenza medica in pista: elicotteri sempre pronti, centri medici permanenti nei circuiti, standard ospedalieri uniformi, tempi di intervento ridotti al minimo. Molte delle regole che oggi diamo per scontate nascono dal suo approccio pragmatico: se una vita è in pericolo, non esistono compromessi sportivi.
Il suo nome è indissolubilmente legato a Ayrton Senna, con cui aveva un rapporto che andava oltre il paddock. Dopo la morte di Roland Ratzenberger, a Imola 1994, Watkins provò a convincere Senna a fermarsi. La risposta del brasiliano – «Ci sono cose che non possiamo controllare. Non posso smettere» – resterà l’ultimo dialogo tra i due. Un momento che segnò profondamente Watkins e che lo portò, per la prima volta, a pensare seriamente al ritiro.
C’è una curiosità poco ricordata: Sid Watkins fu anche tra i primi a sostenere l’introduzione del medical car immediatamente dietro al gruppo al via, una scelta che negli anni ha salvato più di una vita. Non cercava visibilità, ma risultati concreti. Quando si ritirò, l’intero paddock sapeva che la Formula 1 era diventata un posto più sicuro grazie a lui.
Alla sua scomparsa nel 2012, Jackie Stewart lo ricordò come «l’uomo che ha fatto più di chiunque altro per la sicurezza nel motorsport». Difficile dargli torto.