1993

 

C’è un paradosso che solo la Formula 1 di qualche decennio fa sa rendere credibile: essere campioni del mondo in carica… e scoprire, a gennaio, di non esistere sulla lista ufficiale degli iscritti.

La scadenza per le iscrizioni al campionato 1993 era fissata per il 15 novembre 1992. Per una clamorosa svista amministrativa (una semplice dimenticanza negli uffici di Grove), la Williams, che aveva appena dominato il 1992 con Nigel Mansell, inviò i moduli in ritardo. Quando la FIA pubblicò la lista provvisoria a dicembre, il team campione del mondo non c'era.

E qui entra in scena la regola più velenosa: secondo il Patto della Concordia, un'iscrizione tardiva richiedeva il consenso unanime di tutti gli altri team già iscritti.

Ed è in quel vuoto che la F1 mostra la sua faccia più vera: non la velocità, ma il potere. Flavio Briatore, per esempio, usò il veto come leva per costringere la Williams ad ascoltare le sue richieste sui costi: una mossa giudicata “grossly unsporting” all’epoca, ma tremendamente efficace. E c’è anche un dettaglio quasi da romanzo di mercato piloti: secondo un resoconto dell’epoca, Peter Collins (la Lotus) avrebbe negato il consenso se la Williams avesse insistito nel firmare Mika Häkkinen, trasformando una formalità amministrativa in un’arma negoziale.

Immaginate il colpo per Frank Williams: non una crisi tecnica, non una rottura in pista, ma sponsor in allarme e un team campione costretto a mendicare una firma. Alla fine la situazione venne risolta e la Williams tornò “a esistere” dove conta davvero: sulla griglia.




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